Storia della questione ambientale

Negli ultimi anni la questione ambientale è finalmente sotto i riflettori e le agende dei governi mondiali. Le risposte sono ancora deboli ma perlomeno il problema è stato riconosciuto. Agli occhi di un bambino potrebbe sembrare che l'urgenza sia dettata da un problema contemporaneo e del tutto sconosciuto nel passato. In realtà l'attuale attenzione ai problemi ambientali è il risultato di un lungo e complesso processo sociale e scientifico durato 40 anni e che ancora oggi non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Vediamolo insieme per grandi tappe.

Limiti alla crescita

Nel 1968 l'economista italiano Aurelio Peccei diede vita a un centro culturale denominato Club di Roma a seguito di una riunione interdisciplinare all'Accademia dei Lincei, il centro perseguiva lo scopo di analizzare le problematiche e le relazioni tra economia, società e ambiente. Al Club di Roma aderirono illustri scienziati e pensatori del mondo scientifico e imprenditoriale. Il primo rapporto fu pubblicato nel 1972, era intitolato "Limits to Growth" (limiti dello sviluppo) ed entrò a pieno titolo nelle biblioteche universitarie di mezzo mondo. Il rapporto rappresentava una lucida analisi del mondo contemporaneo spinto dall'incremento demografico e lo sviluppo economico senza limiti in condizioni ambientali però limitate. In altri termini, partendo dalla considerazione di scarsità delle risorse presto o tardi le fondamenta dell'intera società moderna si sarebbero rotte. In quegli anni le crisi petrolifere occidentali avvalorarono la tesi del rapporto: che possiamo sintetizzare in: dalla crescita infinita all'equilibrio globale. Il rapporto del Club di Roma fu rivisto nel 1992 da ricercatori del Massachussetts Institute of Technology i quali aggiornarono le analisi riconfermando la tesi scritta venti anni prima. Anche in quest'ultimo caso ci si auspicava una riduzione del consumo di energia e di risorse per impedire il tracollo improvviso del sistema. Dall'eccessivo sfruttamento delle risorse sarebbe scaturita la crescita dei costi energetici e una diminuzione della produzione alimentare nel momento di massima densità demografica globale. Per rallentare questo processo l'uomo avrebbe dovuto spingere l'acceleratore sull'efficienza e contemporaneamente frenare consumi e crescita demografica. In altri termini era nato il principio dello sviluppo sostenibile, anche se il termine 'sostenibilità' era anteriore al 1992. Venne introdotto nel 1987 dalla Comissione Internazionale Indipendente su ambiente e sviluppo "Our Common Future" (il nostro futuro comune), noto anche come Rapporto Brundtland dal nome dell'allora primo ministro norvegese, presidene della Commissione.

Global 2000

La visione catastrofica oggi attribuita ai movimenti ambientalisti e criticata dagli ambienti più allineati allo status quo trova paradossalmente la sua origine in un documento del Dipartimento di Stato degli Usa, "The global Report to the president" scritto nel 1980. Il rapporto è anche conosciuto con il nome di Global 2000. Il documento sottolineava l'emergente rischio di un peggioramento della qualità della vita nel XXI secolo causato dalla crescita della popolazione mondiale, dalla scarsità di risorse e dal crescente inquinamento. Un mondo più piccolo, più povero e più popolato. Salvo progressi radicali della tecnologia la vita occidentale sarebbe diventata più dura e precaria col passare del tempo.

Il neoeletto presidente Ronald Reagan ignorò il documento e le previsioni del "Global 2000" iniziarono man mano a verificarsi.


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