REATTORE AUTOFERTILIZZANTE
La soluzione alla scarsità dell'uranio 235 potrebbe arrivare dalla tecnologia nucleare basata sul reattore autofertilizzante in grado di produrre materiale fissile a partire da sostanze dette "fertili" come l'uranio 238, non fissile e più abbondante in natura. L'assorbimento di un neutrone da parte del suo nucleo da luogo ad un processo di decadimento nel quale si trasforma nell'isotopo fissile plutonio 239. Il reattore che sfrutta il sistema autofertilizzante più avanzato è il reattore rapido a metallo liquido (LMFBR, Liquid Metal Fast Breeder Reactor) e l'impianto più conosciuto quello del Super-Phénix, realizzato in Francia nel 1984 per la generazione di energia elettrica. I reattori autofertilizzanti potrebbero pertanto rispondere al problema della scarsità dell'uranio. Sono più efficienti ma implicano strutture tecnologiche avanzate e costi elevati. Per queste ragioni non hanno ancora trovato una rapida diffusione rispetto alle tradizionali centrali nucleari. Inoltre, si pone in modo più marcato anche il problema morale del plutonio Pu-239, su cui si basa l'intero processo autofertilizzante, nello stesso tempo è anche una delle principali materie prime per la fabbricazione di armi nucleari. Quest'ultimo motivo può aver spinto molti governi ad un atteggiamento più prudenziale nei confronti dei reattori autofertilizzanti. In questi ultimi anni stanno però cambiando rapidamente sia il contesto e sia l'ambiente di riferimento. La recente crisi energetica e il raggiungimento del picco petrolifero su scala mondiale potrebbero razionalmente spingere i paesi verso nuove analisi di fattibilità anche in questa direzione.