L'ambiente nella Teoria di John Stuart Mill
John Stuart Mill studiò la teoria economica in un periodo "tardo
classico", ovvero in una fase in cui la comunità scientifica
stava cercando di andare oltre la teoria classica ponendosi anche in atteggiamenti
critici verso Ricardo, Smith e Malthus.
Il pessimismo di lungo periodo della teoria classica
era diventato una delle principali critiche al capitalismo (vedi teoria
di Marx). Gli economisti "classici" (ovvero non marxisti)
delle nuove generazioni cercarono quindi di superare l'empasse dei loro
predecessori in vari modi.
Negli studi di Mill si evidenzia il ruolo del progresso tecnologico
nell'aumentare il rendimento delle terre e contrastare quindi la tendenza
decrescente causata dalla messa a coltura delle terre meno fertili (teoria
di Ricardo) o dalla scarsità assoluta delle terre (teoria
di Malthus).
Il progresso tecnico ed i vincoli posti dalla scarsità delle risorse
avrebbero generato una continua rincorsa tra loro evitando gli scenari
pessimistici di lungo periodo ipotizzati dai classici. Il limite non
esiste in quanto viene spostato in continuazione dal progresso.
Esempio. una volta raggiunto il vincolo di scarsità (es.
esaurimento delle terre fertili) si attiva sempre la ricerca tecnologica
per rimuoverlo o per spostarlo più in alto. La ricerca è
sospinta dai maggiori ritorni dell'investimento in condizioni di scarsità,
trovando soluzioni per aumentare la produttività delle terre esistenti
e, spostando in alto la capacità produttiva potenziale senza con
questo mettere a coltura nuove terre.
La visione di Mill è quindi un "giusto mezzo" che
senza distaccarsi dalla teoria di classica, elimina o elude quell'ottica
pessimistica di lungo periodo propria degli economisti classici. Mill
divenne in tal modo un precursore del novecento e della fiducia assoluta
verso il progresso illimitato.
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