Rifkin: idrogeno, terza rivoluzione industriale
L'economista Jeremy-Rifkin non ha dubbi. La terza rivoluzione industriale, dopo quella del carbone e del petrolio, sarà basata sull'idrogeno. Secondo l'economista il surriscaldamento globale potrebbe raggiungere i livelli del Pleistocene entro la fine di questo secolo, causando estinzioni di massa nel mondo animale e vegetale. Per recuperare la biodiversità andata perduta, saranno necessari 10 milioni di anni. La scomparsa dell’Himalaya sta già avvenendo, così come la disgregazione del Polo Nord. L'esaurimento del petrolio, attualmente nella sua fase di picco, rischia di far tornare in auge fonti secondarie più inquinanti dello stesso greggio.
Perché puntare sull'idrogeno? Innanzitutto è un'energia pulita e producibile in qualsiasi luogo del mondo. Rispetto alle fonti fossili e all'uranio non è soggetta a concentrazioni territoriali e non si presta a diventare una materia prima strategica e geopolitica. Rifkin ricorda come l'idrogeno non sia una scoperta di questi anni. La corsa allo spazio è stata resa possibile grazie all'idrogeno come combustibile dei propulsori per missili e navette spaziale. Va chiaramente ribadito che non si tratta di una panacea. Pur essendo l'elemento più diffuso nell'universo, l'idrogeno non si trova allo stato naturale sulla Terra e deve pertanto essere prodotto mediante altre energie.
Idrogeno, energie rinnovabili ma non nucleare. I tre pilastri tecnologici suggeriti da Jeremy Rifkin sono le energie rinnovabili, le tecnologie ad accumulo dell'idrogeno e le reti dell'energia e dell'informazione distribuite e non concentrate. Rifkin è invece contario al ritorno al nucleare, giudicato inadeguato per ragioni di sicurezza e per il fabbisogno d'acqua necessario al raffreddamento degli impianti. Tutti devono poter autoprodurre energia, se possibile, oltre che consumarla. Un processo di radicale trasformazione della società che soltanto internet e una libera circolazione delle informazioni può consentire di realizzare.
20070922