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Dopo una pausa di dieci giorni trascorsi in pullman da Taranto a Budapest
riapre i battenti Ecoage. Il nostro primo articolo sarà dedicato
alle città visitate nel corso del viaggio e, in parte, alla critica
dello stato paesaggistico italiano.
Il nostro viaggio è iniziato in pullman a Taranto,
sabato 6 agosto alle 6:00 del mattino, insieme con altre 40 persone. Un
viaggio di 14 ore per giungere in serata nell'austriaca Innsbruck. Durante
il tragitto sull'autostrada Adriatica abbiamo potuto "ammirare"
il degrado del paesaggio italiano: case e palazzine costruite a pochi
metri dal mare, discariche e un'urbanistica palesemente selvaggia che,
seppure sanata, ha notevolmente cambiato il volto alla nostra Italia …in
peggio. Qualsiasi turista straniero non potrà fare a meno di notare
il degrado in cui versano alcune zone costiere del nostro paese. Il paesaggio
migliora nettamente in Trentino Alto-Adige dove i paesi rasentano i boschi
e le montagne con gran rispetto per la natura. Poco abusivismo e molti
pannelli solari sulle case trentine. E' solo l'assaggio prima dell'arrivo
in Austria dove l’abusivismo edilizio è del tutto inesistente
con strade pulite e ancora molti pannelli solari sulle abitazioni. Ha
colpito la nostra attenzione anche l'eolico austriaco ben integrato nel
paesaggio, distribuito su tutto il territorio e non concentrato in poche
zone. I generatori eolici sono frequenti in Austria ma non sembrano deturpare
il paesaggio.
Ripartiti il 7 agosto da Innsbruck verso Praga abbiamo
ripercorso col pullman le zone di frontiera tra est e ovest, vecchia cortina
di ferro dell’impero sovietico. Varcato il confine ed entrati nella
Repubblica Ceca colpisce lo stacco netto con l'Austria. Mercati improvvisati
lungo la strada e case in gran parte fatiscenti saltano all'occhio dei
visitatori nei primi chilometri di territorio ceco. Arrivati a Praga il
paesaggio muta radicalmente e ripaga delle migliaia di chilometri percorsi
in pullman.
Cosa dire di Praga? Le attese sono pienamente confermate
e la città merita di essere visitata da chiunque abbia già
visto Londra, Madrid e Parigi. Il Castello di Kafka e l’atmosfera
medioevale dominano la città così come lo immaginavamo leggendo
i suoi libri. Un paese in cui la storia ha imperversato più volte,
anche in tempi recenti, lasciando un segno indelebile nella cultura locale
(aspetto marcato dalle parole della guida locale che ci ha accompagnato
alla visita della città). Le passeggiate nei vicoli di Staré
Mesto saranno un piacevole ricordo per sempre.
Partiti da Praga alla volta di Vienna, sempre nel solito
pullman, ci si lascia alle spalle il fascino della Repubblica Ceca per
giungere nella perfezione austriaca di Vienna. Può sembrare strano
ma, più della stessa città di Vienna, colpisce la cura delle
aree agricole periferiche, difficilmente apprezzabili per chi arriva in
aereo nella capitale austriaca. Il paesaggio è privo d’abusivismo
e i grandi appezzamenti della pianura viennese sono un mix perfetto tra
natura e uomo. La presenza degli aerogeneratori eolici, ben distribuiti
e mai troppo concentrati, e dei pannelli solari termici e fotovoltaici
sulle case completano un quadro fatto d’efficienza, rispetto dell'ambiente
ed organizzazione. La città di Vienna è invece deludente,
secondo il nostro giudizio, in parte inghiottita dalla modernità
che le ha fatto perdere quel fascino che Praga e Budapest ancora mantengono
intatto. La stessa guida locale austriaca è sembrata intenta più
ad esaltare il fasto passato dell'impero asburgico, in modo autoreferenziale
e nostalgico, con la stessa umanità di un cd-rom in un computer,
penalizzando ulteriormente la nostra percezione della città. Ricorderemo
Vienna come una città ben organizzata, con molti negozi in cui
fare shopping ma nulla di più.
La vera sorpresa arriva a Budapest, ultima meta del
nostro lungo viaggio in pullman. L'entrata in Ungheria permette ancora
oggi di assistere allo stesso paesaggio visto dagli antichi romani in
Pannonia. Alcune rovine romane a nord di Budapest ci rammentano un antico
passato fatto di dominazione, civilizzazione e successive invasioni barbariche.
L'ingresso nella città di Budapest colpisce anche per alcuni aspetti
segnati dalla povertà e dal degrado di molti palazzi che si affacciano
sulle larghe strade di Budapest, vetri tenuti insieme da nastro isolante
e un parco circolante d’automobili da inizio anni '90 italiani.
Queste prime impressioni non tolgono però nulla alla bellezza della
città, per molti versi simile a Roma. Chi ha vissuto nell’urbe
romana non può fare a meno di notare la similitudine dei palazzi
nel centro di Budapest con quelli di Piazza Vittorio degli anni ’70-‘80.
La presenza di un'isola sul Danubio con le stesse funzioni di guado dell'isola
tiberina e dei colli che circondano la città, su cui sorsero i
primi insediamenti urbani aggiungono altre similitudini tra Roma e Budapest.
La storia delle due città di Buda e Pest, unite dall'incremento
urbanistico e demografico, serba memoria dei secoli di predominio turco
e austriaco. Anche ora sono evidenti alcuni tratti della passata presenza
ottomana nell'architettura delle chiese e nei tetti dei palazzi, soltanto
in parte cancellati dalla successiva dominazione asburgica. Immancabile
il giro notturno in battello sul Danubio per osservare con meraviglia
il Ponte delle Catene, il Parlamento illuminato a giorno e, in alto al
colle più alto, la Statua della Libertà, meno conosciuta
della statua newyorkese ma altrettanto bella.
Budapest è una città dai mille volti, ricca di storia e
di monumenti da scoprire passeggiando lungo le sue larghe vie o sui vecchi
tram urbani. Malgrado l'evidente ritardo nello sviluppo economico e nella
distribuzione del reddito farà sicuramente parlare di sé.
La città ha l’apparenza di una Parigi grezza appena uscita
dalla soffitta dopo lunghi decenni d’oblio. I restauri e gli investimenti
stranieri stanno dando nuova luce ai palazzi e, sicuramente, sentiremo
sempre più spesso parlare di Budapest nei tour turistici. Di questo
ne siamo sicuri e consigliamo a tutti una visita sul posto.
Al ritorno in Italia nel giorno di ferragosto, dopo
ben 16 ore passate in autostrada da Udine a Taranto, abbiamo ritrovato
il nostro tipico paesaggio italiano fatto di scempi edilizi lungo le coste
adriatiche, discariche a cielo aperto, sfasciacarrozze in bella vista
dall’autostrada e raffinerie petrolifere poste a poca distanza dai
centri abitati.
C'è veramente da chiedersi cosa penseranno gli stranieri in visita
nel nostro Bel Paese o se scriveranno le lodi alle nostre città
come noi abbiamo fatto oggi per Budapest e per Praga.
Andrea Minini - email autore
Ecoage 16 agosto 2005
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