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La proposta del Governo di vendere le spiagge italiane ai privati
per finanziare progetti di sviluppo del sud lascia tutti perplessi. Da
quel che comprendiamo sembrerebbe scomparso del tutto il concetto di "bene
pubblico" al punto da chiedersi se valga ancora la pena parlare di Stato
Italiano.
Se dobbiamo porre fine al concetto di comunità italiana a questo
punto ci uniamo alla proposta di vendere le spiagge e stiliamo una lista
di beni (ancora) pubblici da vendere al miglior offerente:
- VENDERE ARIA: l'aria è una merce abbondante ma fondamentale
per la vita di tutti. Vendendola ci troveremmo dinnanzi a una domanda
rigida con ampio ricavo per le casse statali. La privatizzazione dell'aria
aprirebbe una nuova era sociale e risanerebbe il debito pubblico in
un solo colpo. Applicando il principio del beneficio, estromettendo
chi non paga per l'aria, risparmieremmo anche sulle spese sanitarie
e sulle spese previdenziali.
- VENDERE LE ALPI: vendiamole all'Austria e alla Francia. Otterremmo
in cambio ottime entrate statali per finanziare qualsiasi tipo di sviluppo.
Un territorio italiano più piccolo equivale a minore costi di
struttura e di infrastruttura.
- VENDERE I MONUMENTI A PEZZI: come molti monumenti italici possono
essere smontati e venduti al pezzo a ricchi possidenti stranieri. Smontati
valgono di più. C'è da giurarci, qualsiasi milardario americano
sarebbe pronto a versare cifre astronomiche pur di avere in casa un
pezzo del vecchio anfiteatro Flavio. Ovviamente stessa vendita anche
per la Torre di Pisa, il Duomo di Firenze, San Marco a Venezia e qualsiasi
altro bene culturale e storico. Per il muro di Berlino ha funzionato
alla meraviglia. Business assicurato!
Apriamo questo concorso pubblico senza premi. Cosa venderesti pur
di risanare il debito pubblico? Dimostrare in tal modo che la curva
di Laffer, secondo la quale riducendo le aliquote di imposta aumenta la
crescita e il gettito pubblico, funziona davvero... In palio la soddisfazione
di aiutare il nostro paese in questo momento di evidente difficoltà.
Attendiamo numerose le vostre proposte e suggerimenti.
Ecoage 26 aprile 2005
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