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Scorie nucleari

LE STRANE SCORIE DI CASA NOSTRA

E' passato già un anno dalla protesta di Scanzano Jonico sorta spontaneamente per contestare la scelta dell'ormai famoso comune lucano della costa jonica quale sede del deposito unico di sorie radioattive. Un decreto sbagliato nei tempi rapidi e nei modi di attuazione sui cui errori tutti concordano. Lo stesso governo modificò in corsa quel decreto dopo averlo approfondito sulla scia delle proteste popolari. Partecipammo attivamente a quella protesta con il sito web www.noalnucleareinbasilicata.com. Durante quella pacifica e determinata protesta di Scanzano fummo probabilmente i primi, come noalnucleareinbasilicata.com, a chiedere con forza la messa in sicurezza delle scorie radioattive dove si trovano. Oggi potremmo celebrare "la vittoria di Scanzano" ma sarebbe una scelta ipocrita. In realtà le "strane scorie" di casa nostra restano una sconfitta per tutti.

Il 27 novembre 2004 Greenpeace e WWF hanno chiesto al governo di chiarire le strategie future sul deposito nazionale unico di scorie. Rispetto al deposito geologico di profondità, le associazioni ambientaliste chiedono al Governo un'ipotesi reversibile e controllabile. La strada del deposito unico continua , invece, ad essere contestata da gran parte delle associazioni lucane e sarde, le uniche ad aver "provato" l'ebrezza di veder scelto il proprio territorio ad ospitare il deposito unico di scorie. In questo calderone di opinioni non mancano pure quelli che urlano a grande voce "via le scorie dalla mia regione", trovando spesso l'appoggio della cittadinanza.

L'Italia fortunatamente non ha grandi quantità di scorie radioattive. Su 80.000 mq di scorie solo 8.000-10.000 sono classificate come scorie di III categoria il cui stoccaggio richiede anche 100.000 anni per consentire il decadimento della radioattività. Resta però un problema di sicurezza degli attuali depositi di scorie. Una vera emergenza da affrontare prima possibile. Quale sarà la soluzione?

Durante l'iter della conversione in legge del primo decreto "Scanzano" il Parlamento apportò modifiche radicali al primo decreto del 13 novembre 2003. In primo luogo il deposito unico di scorie dovrà essere limitato alle sole scorie di IIIa categoria, dedicato pertanto al 10% delle scorie radioattive italiane, quelle più pericolose. Inoltre, non si fa alcun riferimento alla tipologia geologica del deposito in questione. Va da sé, un deposito geologico richiede ingenti investimenti iniziali e ha un senso solo per lo stoccaggio di grandi quantità di scorie. Una volta ridotta la capacità del deposito è probabilmente venuta meno anche la tipologia geologica.

L'ipotesi del deposito di superficie, detto ingegneristico, sembra pertanto quella più logica. Come giustamente asseriscono WWF e Legambiente quest'ultima tipologia di deposito ha anche il vantaggio di essere reversibile. Nel corso del tempo l'uomo potrà trasportare altrove le scorie. Una possibilità completamente preclusa nel caso del deposito sotterraneo. L'ipotesi del deposito unico crea, però, inevitabili preoccupazioni nelle popolazioni che oggi vivono vicino ai depositi di scorie. Da Saluggia a Roma fino a tornare nuovamente in Basilicata, queste popolazioni convivono con il dubbio e l'incertezza delle tecnologie radioattive.

I lavori per porre in sicurezza questi depositi, così come previsto dalla legge approvata dal Parlamento l'11 gennaio 2004, alimentano il sospetto tra la cittadinanza di essere stati "individuati" quale futuro deposito unico. In questo ambito, lo sappiamo, la trasparenza si scontra spesso con il segreto militare e con la sicurezza nazionale. Un sospetto che genera anche contrapposizioni tra cittadini di regioni diverse. Qualcuno può persino pensare che la protesta di Scanzano abbia avuto connotati egoistici da NIMBY (Not In My Back Yard), dimenticando in realtà che la Basilicata, come Saluggia, ospita già il grande deposito della Trisaia (pochi chilometri da Scanzano).

In questa situazione la collaborazione e il dialogo è quantomeno indispensabile. Sarebbe auspicabile che le associazioni di cittadini di regioni diverse costretti a convivere con il problema nucleare si incontrino e si parlino più di frequente. Il vero problema per l'Italia non è la costruzione del deposito unico bensì la messa in sicurezza delle scorie radioattive dove oggi si trovano. Fin quando si sceglierà la strada del silenzio e della divisione nessuno potrà mai dire di aver risolto il problema delle scorie in Italia.

Ecoage - 12 dicembre 2004

 

 


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