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SPUNTI DI ECOSOFIA

Odissea 2005 sulla Terra: l’uomo innaturale. La salute degli abitanti della Terra è inscindibile da quella del pianeta stesso... E’ fuor di dubbio, tuttavia, che il ritmo del degrado ambientale continua ad accelerarsi. Non ci resta se non un’amara constatazione: siamo la prima generazione cui spetti stabilire, grazie alle decisioni che prenderemo, se la Terra debba rimanere o meno un luogo abitabile” (tratto dal rapporto sullo Stato del mondo 1988 del Worldwacht Institute).

Siamo nel 2005 e ancora le decisioni prese nella direzione della salvaguardia ambientale non sembrano incoraggianti. Il quadro descritto da un recente rapporto del Pentagono sulla probabile situazione che il pianeta dovrà fronteggiare nei prossimi anni, l’allarme lanciato dagli scienziati sul surriscaldamento del globo e sullo scioglimento dei ghiacci polari non lascerebbero margini di dubbio.

E allora perché stenta a decollare la svolta ecosostenibile che i grandi del mondo dovrebbero inaugurare con una certa sollecitudine? Perché neanche presso la gente comune è ben chiara ed evidente l’emergenza della questione ambientale?

Si parla di ecoterrorismo (sui best-sellers americani politically correct), si parla degli ambientalisti come di pericolosi nemici dello sviluppo e del benessere, “C’è una versione terroristica dell’ecologia, soprattutto nell’immaginazione esorcizzante dei suoi avversari, che la intende come ritorno puro e semplice “alla natura” (…) L’ecologia non ha quasi nulla a che fare con questa rappresentazione della natura ridotta a pura fisicità (…) L’ecologia è (…) la riflessione non sulla natura né sull’uomo soltanto, ma sul loro rapporto e in particolare sul modo di intenderlo da parte dell’uomo.” (A. Gnisci, “Letteratura e benessere”, Carucci editore, pp.47-8).

Quando si parla di forme d’approviggionamento energetico si tende a considerare le fonti rinnovabili come una seconda scelta rispetto a quella che oggi viene considerata l’alternativa per eccellenza al petrolio: il nucleare, intendendo quello tradionale da fissione. Se ancora il problema della sistemazione delle scorie non è stato risolto, se il nucleare si presta a incoraggiare inquietanti scenari terroristico-militari, se la sicurezza delle nuove centrali c’è ma nessuna attività umana è sicura al cento per cento, se l’opinione pubblica è favorevole ma non vicino casa sua alle centrali tradizionali una delle risposte più frequenti che giungono da chi considera gli ecologisti eco terroristi è: “il rischio accompagna ogni attività umana (…) l’ambientalismo sposa sempre il peggior scenario possibile (…) il non fare a volte comporta più rischi che il fare” (Le bugie degli ambientalisti, Cascioli, Gaspari, Piemme), etc.

Si parla addirittura di “eco-imperialismo” incollando l’etichetta in questione ad una presunta minoranza di benestanti che agirebbe contro le esigenze di sviluppo dei paesi del Terzo mondo o di “panteismo” e “neopaganesimo” degli ecologisti contrapponendoli alla visione cristiana del mondo e alla correlata teoria creazionista. Il dilemma creazionismo-evoluzionismo darwiniano riguardo all’origine della specie umana sembrava esser già stato risolto anni addietro grazie al ritrovamento dell’uomo di Neanderthal o a quello di Lucy e di numerosi altri anelli mancanti che attestano quantomeno una nostra lontana parentela con i simpatici scimpanzé.

La Chiesa oggi rilancia il creazionismo: “L’enfasi posta dall’ecologia radicale sul biocentrismo nega la visione antropologica della Bibbia, nella quale gli esseri umani sono al centro del mondo perché sono considerati qualitativamente superiori ad altre forme naturali” ( tratto da “Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Una riflessione cristiana sul New Age”, Pontificio consiglio Cultura e P. C. Dialogo Interreligioso, Libreria Editrice Vaticana). Nelle scuole si auspica da parte delle alte cariche pontificie una rivalutazione della teoria dell’Eden. Mentre gli scienziati si apprestano a paventare e cercare di scongiurare l’avvento di una nuova era oscurantista, di un ritorno dell’irrazionale, noi riportiamo le parole di A. Gnisci: “La visione creazionista dell’uomo e (oppositivo) della natura , come entità separate, è (…) all’origine del dualismo antagonistico uomo-natura, ove ciascuna delle due entità finisce per assumere una fisiologia “meccanica” anziché organica. L’arroganza cristiana verso la natura deriva, in altre parole, dal non riconoscere che l’uomo e la natura rampollano da un comune sostrato organico.”(A. Gnisci, id.p.59). Oseremmo negare anche questo semplice e appurato assioma?

L’innaturalità del mondo che abbiamo creato a nostra immagine sta prevalendo sulla necessità di adeguarlo alle nostre esigenze. La frustrazione e insoddisfazione dell’homo tecnologicus ne è il sintomo più evidente. Non sarebbe l’ora, per es., di evitare di produrre rifiuti inutili piuttosto che pensare di aggiungerne altri incenerendoli? Plastiche da imballaggio per rendere più appetibile l’oggetto nuovo, fresco e pulito… ma quanta dignità in più ha un oggetto messo da parte e riutilizzato seppur di seconda mano? Quanta un libro stampato su carta riciclata? Un vino imbottigliato col sughero nel vetro riciclato? Un cappotto cui ci si affeziona, come quello di Montanelli? Così però non crescono i consumi… non gira l’economia? E il settore del riciclaggio dei materiali non potrebbe darle allora nuovo slancio? Quello dei pannelli fotovoltaici, delle pale eoliche che intaccano l’ambiente ma enormemente meno rispetto a petrolio, nucleare e carbone.

La cultura usa e getta non rischia di invadere anche il campo della visione etica delle cose? Il bianco non dovrebbe contare più del nero e non dovrebbe sentirsene contaminato. Dovrebbe considerare la contaminazione un arricchimento, l’incontro con l’altro da sé un’opportunità.
Così non è.

Gi. Lap.

N.B. Si consiglia a tal proposito la lettura di “Lettere & Ecologia” a c. di A. Gnisci, Carucci editore Roma, un testo che ci riconcilia con Gaia e ci indica il senso del nostro esistere.

Ecoage 14 luglio 2005
 

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