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L'Inghilterra intavola trattative per l'importazione delle scorie
radioattive da paesi stranieri e sorprende gli ambienti nuclearisti e
antinuclearisti dell'intera Europa. Una decisione in netta controtendenza
rispetto alle politiche attuate nel passato dal governo britannico contro
l'ipotesi di importazione delle scorie dall'estero.
"The government has decided to bury Japanese, German, Italian, Spanish,
Swiss and Swedish nuclear waste in Britain as a money-making venture
to help pay for the UK's own unresolved nuclear waste problems."
Inizia in questo modo l'articolo pubblicato il 15 dicembre 2004 sul
"The Guardian".
La Gran Bretagna non possiede ancora un deposito per le scorie. Il materiale
radioattivo proveniente dall'estero finora era avviato al riprocessamento
negli impianti di Sellafield e vincolato alla "riconsegna" al
paese d'origine al termine del trattamento.
Il riprocessamento è di per sé sufficientemente profittevole per
le casse inglesi. Perché quindi cambiare radicalmente politica? La risposta
arriva direttamente dal segretario per il commercio Patricia Hewitt:
un'entrata addizionale di 680 milioni di sterline da utilizzare
per lo stoccaggio di lungo periodo anche dei rifiuti radioattivi "made
in UK" senza necessità di realizzare una nuova tassa sui contribuenti
inglesi. La nuova politica inglese mira anche a incentivare la domanda
dei processi di riprocessamento, soprattutto da paesi come il Giappone.
Il mancato ritorno delle scorie potrebbe favorire la nascita di nuovi
contratti con i paesi esteri.
Come gestirà le scorie l'Inghiliterra? Nulla è stato ancora deciso
ma, molto probabilmente, la decisione finale si indirizza verso uno stoccaggio
tradizionale in depositi ingegneristici o di profondità. La grande quantità
di scorie prodotte dai reattori inglesi non sembra cambiare molto la grandezza
del problema aggiungendo anche le minime quantità provenienti dall'estero.
Tramite l'importazione delle scorie l'Inghilterra prevede di coprire il
grande deficit di spesa del deposito di scorie nazionale. I paesi interessati
all'esportazione delle scorie sono diversi: Giappone, Germania, Svizzera,
Spagna e Svezia.
L'Italia approva l'esportazione delle scorie. Forse, non a caso,
l'Italia nel corso di dicembre 2004 ha decretato il bando di gara
per l'esportazione delle scorie all'estero per i prossimi vent'anni, lasciando
di stucco i movimenti antinuclearisti italiani. Dopo aver tentato invano
la strada del deposito unico geologico a Scanzano Jonico, il governo italiano
intraprende pertanto quella dell'esportazione temporanea. Una scelta indispensabile
per predisporre il decommissioning delle vecchie centrali nucleari italiane
e riaprire il tavolo sul rientro del nucleare in Italia senza eccessivi
disordini sociali per la scelta del deposito unico.
Cambiano gli scenari internazionali. Il mercato internazionale
delle "scorie" è stato finora concentrato in Russia. Con la decisione
del governo inglese si apre verso nuovi scenari politici ed economici.
Il mutamento arriva proprio da quell'Inghilterra in cui pochi mesi fa
furono rilasciate dichiarazioni sugli eccessivi deficit economici delle
centrali nucleari inglesi. Un dato su cui far riflettere chi oggi propone
il ritorno del nucleare in Italia.
Fonti:
The
Guardian "UK to keep foreign nuclear waste" 12/12/2004
Zona
Nucleare "Le strane coincidenze" 2/1/2005
Ecoage 31 gennaio 2005
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