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E' appena terminato Sbilanciamoci 2005, l'evento annuale a sostegno dello
sviluppo sostenibile e di un'economia diversa più attenta ai veri
problemi dell'uomo. Dopo Napoli e Parma, quest'anno è stata la
volta della capitale. La manifestazione è stata organizzata a Roma,
non all'ombra del Colosseo ma in una zona periferica a sud della capitale,
in quartieri ancora oggi disagiati.
L'evento ha ottenuto un grande riscontro di pubblico e di interesse
da parte dei mass media, complice un clima sociale incerto e
l'emergere di evidenti aspetti critici nella nostra società contemporanea.
Non a caso la data prescelta per la manifestazione coincideva con quella
delle imprese a Cernobbio. Sbilanciamoci ha indicato una via più
umana di fare politica e di gestione dell'economia. Tra le proposte emerse
emerge l'esigenza di introdurre una politica fiscale più equa,
di rafforzare la responsabilità sociale delle imprese, di impedire
la privatizzazione dell'acqua e accentuare la lotta all'evasione. In breve
tornare a fare "welfare" non solo a parole, per
combattere il degrado sociale e la povertà dilagante. Tra i principali
temi affrontati nelle discussioni anche l'ambiente.L'inquinamento ha un
grave risvolto sociale, incide soprattutto sui ceti sociali più
deboli, con poca capacità economica per mettersi al riparo dallo
smog o dalle conseguenze sulla salute. L'inquinamento è pertanto
una tassa sulla povertà.
Possiamo definirla altra economia, o di economia
solidale se preferite. Le definizioni non mutano la sostanza
del significato profondo: "riportare l'economia tra gli uomini".
Il concetto non va frainteso come una critica radicale al capitalismo
bensì va interpretato come una proposta per rendere l'economia
di mercato più vicina alle esigenze degli esseri umani e meno soggetta
agli interessi di poche corporations.
Rispetto agli anni passati l'attenzione mostrata dal pubblico durante
Sbilanciamoci 2005 era sincera, per nulla legata a scelte ideologiche.
La povertà, il caro-vita, l'incertezza e la precarietà sono
ormai aspetti condivisi da molte persone. Strati sociali che non sono
più definibili banalmente di destra o di sinistra ma semplicemente
bisognosi di avere risposte.
Troppo spesso le vittime delle catastrofi naturali sono i poveri.
Lo dimostrano le tragedie come l'uragano Katrina a New Orelans.
I danni ambientali sono un conto da pagare soprattutto per chi non ha
soldi e paga con la propria vita. Non è necessario attendere le
catastrofi naturali per accorgersene. Accade ogni giorno. E' sufficiente
meditare sullo smog urbano e sulle conseguenze di lungo periodo sulla
salute di tutti. Chi può permettersi una villa in provincia sarà
sempre al riparo dall'inquinamento, chi invece è costretto a lavorare
in città o nelle zone industriali respirerà per anni l'aria
composta perloppiù da emissioni e fumi di scarico. Il prezzo da
pagare sarà la vita.
"Sbilanciamoci 2005" ha visto la partecipazione anche di nomi
illustri dell'economia e della società. Dal noto economista Jeremy
Rifkin alla massima esponente dell'ecologia sociale Vandana Shica.
Dai dibattiti sulle emergenze internazionali è emersa la necessità
di affrontare i problemi locali in un'ottica globale.
Le società sono sempre più collegate tra loro da complessi
nessi di causa-effetto sociali anche a distanza di migliaia di chilometri.
E' sempre più difficile trovare soluzioni locali senza saper guardare
oltre i propri confini regionali, disinteressandosi della poverta nel
sud del mondo o dell'inquinamento globale.
In conclusione ci preme sottolineare una nota importante: i principi
discussi in Sbilanciamoci 2005 coinvolgono sempre più persone.
E' questo il risultato positivo degno di nota. Forse il mondo non migliorerà
in pochi anni, difficilmente accadrà, ma la presenza crescente
di persone di buona volontà fa ben sperare per il futuro e da la
forza per andare avanti.
Ecomatrix 6 settembre 2005
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