| Il ministro delle
attività produttive Claudio Scajola auspica il ritorno del nucleare
in Italia per sopperire al fabbisogno energetico. L'opzione nucleare
va presa seriamente in considerazione. E' soprattutto valutando razionalmente
l'energia nucleare che ci si accorge di alcuni aspetti positivi ma anche
oscuri, spesso non citati da chi auspica il suo ritorno. L'uso dei toni
propagandistici a favore o contro il nucleare rischia di essere deleterio
e inutile.
In primo luogo la sicurezza. Le centrali nucleari a
fissione di ultima generazione sono più sicure di quelle del passato.
In caso di incidente le fuoriuscite di materiale radioattivo sono minime.
Le vecchie centrali nucleari, del tipo Chernobyl, sono soltanto un lontano
ricordo. Le centrali di terza generazione possono essere progettate per
resistere anche ad eventuali atti di terrorismo.
Vanno però valutati anche altri aspetti critici:
- la localizzazione delle nuove centrali nucleari e del deposito di
scorie
- il costo economico del nucleare per la società
- l'eventuale presenza di altre energie alternative
Questi sono i principali punti critici che il gruppo di Ecoage solleva
da tempo, sulla base della propria esperienza a Scanzano Jonico e seguendo
un approccio razionale e scevro da qualsiasi coinvolgimento ideologico
di sorta. In breve non siamo anti-nuclearisti ma cittadini scettici.
La localizzazione degli impianti nucleari è un
aspetto fondamentale. Prima di decidere il ritorno o meno all'energia
nucleare è fondamentale garantire un processo di scelta dei siti
che coinvolga le popolazioni locali che dovranno ospitare le opere. Evitare
le scelte dall'alto in nome della ragion di stato e condividere con le
comunità locali qualsiasi localizzazione di opere nucleari. Finora nessuno ne ha mai parlato e, sinceramente, altre Scanzano Jonico non vorremmo mai pił viverle o rivederle.
Il costo economico degli impianti nucleari. L'economicità
dell'energia nucleare deve essere attentamente valutata. I costi del nucleare
non si limitano alla fase di costruzione della centrale o della gestione,
implicano anche una terza fase di smaltimento della centrale alla fine
del suo ciclo produttivo e del successivo stoccaggio delle scorie. Paradossalmente
la terza fase è la più costosa e nessuna impresa privata
avrebbe interesse a rispettarla. L'intero costo del nucleare viene sostenuto
dallo Stato e quindi si trasforma in imposte sul reddito sostenute da
tutti. Comprendere bene l'entità dell'esborso fiscale è
un legittimo interesse della cittadinanza e dei contribuenti.
Il prezzo del petrolio non deve essere una facile scusa per propagandare
il nucleare. L'Italia produce energia elettrica soprattutto da
gas e carbone e, in terza istanza, dal petrolio. La vera dipendenza assoluta
dal petrolio si riscontra nel solo settore dei trasporti (benzina, diesel
ecc.) dove non esiste alcun collegamento con la produzione di energia
elettrica.
Il superamento della fase della dipendenza dal petrolio è auspicabile
ma l'ingresso nel nucleare non ci affrancherà dal dover fare il
pieno di benzina o diesel nel serbatoio dell'automobile. Salvo nell'ipotesi in cui l'idrogeno diventi
una reale alternativa agli carburanti. Come è ben noto, l'idrogeno
è un vettore di energia, deve essere pertanto prodotto utilizzando
energia elettrica.
Esistono energie alternative? Il ritorno al nucleare
richiede una lunga fase di attesa, almeno dieci anni. Vanno percorse anche
altre strade in grado di fornire risposte immediate al fabbisogno energetico
nazionale. L'eolico, ad esempio, ha già raggiunto la soglia della
competitività con le altre fonti di energia. Non meno importante
la produzione di energia elettrica dalle biomasse. Il solare
e il fotovoltaico restano invece ancora bloccati dalla lentezza legislativa
e burocratica italiana. La legge 387/2003 del conto energia consentirebbe
alle imprese la produzione di energia elettrica dal solare. Pur essendo
stata approvata dal Parlamento nel dicembre 2003, oggi la legge è
ancora bloccata nell'iter ministeriale dei decreti di attuazione. Esistono
forse due velocità normative? Una rapida per il nucleare e l'altra
lenta per il fotovoltaico? Dal punto di vista dei trasporto va anche valutata
l'ipotesi del biocarburante. Nell'ultima finanziaria
il contingente italiano di biodiesel è stato persino ridotto da
300.000 a 200.000 tonnellate, nonostante un obiettivo europeo imponga
all'Italia di accrescere gradualmente la quota di produzione dei biocarburanti.
Quest'anno il fenomeno dell'olio di colza miscelato al diesel e utilizzato
illegamente dai cittadini come carburante ha fatto scalpore ma non ha
prodotto alcuna valida risposta normativa. Persino l'esaurimento del fondo
per i contributi all'acquisto delle automobili a gas, esaurito a fine
aprile, non ha visto alcun intervento governativo di sostegno.
Esistono diverse strade ma soltanto il nucleare sembra destare
l'attenzione governativa. Di questa considerazione non possiamo
che dispiacerci poiché traspone il problema energetico in problema
di scelte politiche da parte dei cittadini. Le elezioni politiche sono
ormai vicine.
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