IL RITARDO ITALIANO A KYOTO
Sono circa 77,9 MtCo2 le emissioni in eccesso rispetto all'obiettivo
italiano nel protocollo di Kyoto ed il trend crescente non sembra
dare adito a futuri cambi di rotta. La constatazione emerge nel recente
Rapporto Energia-Ambiente 2004 dell'ENEA presentato dal premio
Nobel Carlo Rubbia.
La via d'uscita dall'empasse, secondo il rapporto, è una brusca variazione
nella politica degli investimenti in tema d'energia. Negli ultimi 10 anni
gli investimenti nella ricerca nel campo energetico sono stati dimezzati,
un aspetto paradossale se confrontato con la situazione critica italiana
nell'energia. Soltanto un rapido incremento degli investimenti nel settore
delle energie rinnovabili potrà risollevare le sorti del futuro
energetico nel nostro paese.
Nel complesso, la situazione italiana nella ricerca e sviluppo è un tasto
dolente che perdura ormai da anni nel nostro paese. Nel 2001 la spesa
in R&S italiana rappresentava soltanto l'1,1% del Pil rispetto al
2,2% della Francia o al 2,5% della Germania. Una peculiarità italiana
che si riflette soprattutto nella perdita di competitività nelle sistema
d'impresa italiano sempre più in difficoltà rispetto al resto del mondo.
Le emissioni di anidride carbonica nel 2002 sono causate per il 35%
dal settore dell'energia, il 28% dai trasporti, il 18% dalle industrie
e costruzioni, la restante parte dagli altri settori dell'economia. Rispetto
al 1990, base di riferimento dell'obiettivo di Kyoto, le emissioni di
CO2 nei trasporti sono aumentate nel +22,7% nonostante la politica di
rottamazione nelle automobili e la politica normativa sui motori EURO,
seguito dal +15% del settore dell'energia. Un quadro preoccupante che
non sembra lasciare spazio ad ulteriori riflessioni. E' tempo di investire
e il settore dell'energia rinnovabile sembra essere la strada indicata
dal rapporto Enea.
Purtroppo senza un adeguato sistema di incentivazione sarà difficile
che il mercato privato delle rinnovabili decolli in breve tempo. Nel frattempo
l'Italia sarà costretta a produrre energia tramite carbone e petrolio
penalizzando la propria bilancia dei pagamenti. Già oggi il livello
di dipendenza energetica dell'Italia e' passato dall'84,1% del 2002 all'84,6%
del 2003 (fonte AGI 27/11/2004) aumentando di +104 milioni di euro la
propria spesa energetica e allontanandosi sempre più dagli obiettivi fissati
nel Protocollo di Kyoto.
Ecoage - 20 dicembre 2004
Fonte:
La
Stampa
Repubblica
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