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IL RISCHIO DELLA SICUREZZA

Quotidianamente si sente spesso parlare di "sicurezza" per sostenere scelte politiche difficili o poco gradite dal punto di vista sociale (es. nucleare, ogm). Chi obietta o dubita viene spesso tacciato di ignoranza, di atteggiamento poco aperto al progresso e alla scienza. In realtà la stessa sicurezza è già da tempo oggetto della ricerca scientifica. Senza voler entrare nel merito delle scelte cercheremo di approfondire la conoscenza della "sicurezza".

Si può parlare di "sicurezza" quando la soglia di rischio "percepita" dalla società (ossia dalle persone coinvolte) è considerata accettabile. È quindi importante individuare un indice del rischio. In termini molto semplici questo indice può essere determinatoalla seguente "formula-rischio".

Rischio = probabilità evento X conseguenze dei danni

Così un evento con probabilità minime di verificarsi e danni elevati può ottenere lo stesso indice di rischio di un evento con probabilità maggiore ma minori conseguenze. Si tratta di una visione oggettiva del rischio e si parla di "rischio obiettivo". È quindi un rischio calcolato prendere l'aereo poiché il numero degli incidenti aerei in un anno rappresenta un minima parte delle ore di volo complessive di tutti gli aerei.

Attenzione però a confondere questa formula-rischio o il rischio calcolato anche per giustificare scelte pubbliche sgradite (es. deposito di scorie, centrale nucleare vicino casa ecc.). Il rischio-obiettivo ha validità soltanto se la probabilità dell'evento è determinata dall'osservazione empirica. In pratica soltanto se la probabilità è misurata in modo scientifico mediante test ripetuti o dall'osservazione diretta. Soltanto in questi casi si può parlare di "rischio reale".

Nel caso contrario saranno poste delle ipotesi restrittive che ridurranno enormemente la valutazione oggettiva delle probabilità. Ad esempio, un impianto nucleare può avere una probabilità di incidenti basata sull'esperienza passata ma di questi non esiste un vero archivio storico poiché salvo pochi casi eclatanti sono coperti dal segreto di Stato. Inoltre, poco può dirsi della probabilità degli atti esterni come il terrorismo o gli errori umani. Il disastro di Chernobyl fu causato da un errore umano non prevedibile in quanto al limite della follia (un esperimento incontrollato causò la fusione del nocciolo). Un altro triste esempio di eventi imprevedibili è l'attentato del 2001 alle Twin Towers, chi poteva mai prevederlo?

Pertanto si passa al concetto di "rischio ipotetico" la cui portata è sicuramente inferiore del "rischio reale". Molte ipotesi sono escluse dalle probabilità degli eventi possibili per semplificare l'analisi. Come ben sappiamo qualsiasi selezione implica un giudizio di valore da parte del ricercatore o del policy maker. Pertanto il rischio "ipotetico" perde la natura oggettiva per acquisire quella prettamente "soggettiva".

Altro aspetto fondamentale sono le conseguenze dei danni. Come stimare il danno di un incidente nucleare come quello di Chernobyl? Le conseguenze di un disastro nucleare si presentano dopo molti anni e impattano una vasta area geografica. I paesi hanno l'abitudine storica di non risarcire gli altri paesi confinanti per i danni da loro causati tramite l'inquinamento. Pertanto questi danni non sono mai visti come costi e non influenzano le scelte politiche. Il Protocollo di Kyoto è uno dei tentativi per far considerare queste esternalità negative (costi sociali) come costi privati dei singoli Stati. Non a caso gli Stati Uniti ancora oggi non hanno firmato il Protocollo.

Non è quindi possibile stimare le "reali" conseguenze dei danni causati da un particolare evento (es. incidente nucleare, effetti di lungo periodo degli OGM o sulle altre colture).

In conclusione, se il rischio di un evento infausto è ipotetico (non reale) ed i danni causati sottostimati ci troviamo dinnanzi ad un concetto di sicurezza molto fragile. Le scelte sono prese sulla base di ciò è più utile e non in base alla reale sicurezza. Senza scendere nel merito su ciò che è giusto o sbagliato sarebbe il caso di utilizzare l'aggettivo "sicuro" solo in casi ben limitati.

Di sicuro non esiste nulla ciò che l'uomo può cercare di gestire sono soltanto le conseguenze degli eventi. Su questo punto ci fermiamo lasciando a tutti il diritto di avere una propria personale "opinione" a favore o contro del nucleare (o degli ogm) senza scomodare il concetto di "sicurezza" o quello del "catastrofismo".

Ecoage - 02 maggio 2005






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