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Il 16 febbraio 2005 entra finalmente in vigore il Protocollo di Kyoto
nonostante il continuo rifiuto degli Usa di ratificare l'accordo.
Il rifiuto degli Usa č legato al timore di penalizzare le proprie imprese
nazionali, altrimenti costrette a sopportare costi maggiori per l'introduzione
di filtri o per l'abbattimento dell'inquinamento, rispetto ai competitors
internazionali.
Questa posizione ostile contro Kyoto nasce con l'amministrazione Bush
insediatasi alla Casa Bianca nel 2000, ossia tre anni dopo la sottoscrizione
del Protocollo di Kyoto. Il Presidente Bush ha conquistato per due volte
la presidenza anche grazie all'appoggio delle industrie e degli interessi
industriali di cui si fa, quindi, portatore nelle scelte governative.
Il rifiuto di Bush di ratificare Kyoto riceve molte critiche anche
negli stessi States sia dalle associazioni ambientaliste sia dagli avversari
politici Democratici. Il rifiuto degli Usa viene motivato dall'assenza
nel Protocollo di vincoli sulle emissioni per i paesi in via di sviluppo
e, in particolar modo, per la Cina. Il timore che Kyoto danneggi l'economia
americana a favore di quella nascente cinese č pertanto evidente.
Gli Usa però rifiutano anche di affrontare qualsiasi argomento
sul "dopo Kyoto" del 2012 quando Cina e India entreranno a tutti gli effetti
negli accordi internazionali di riduzione delle emissioni di CO2.
L'amministrazione Bush propone come alternativa un sistema internazionae
basato sulle riduzioni "volontarie" di CO2. Sulla base di questa
visione ogni paese dichiara di ridurre le proprie emissioni per scelta
volontaria. Dietro alla superficialità americana si cela una grande
fiducia nelle innovazioni tecnologiche di ridurre le emissioni inquinanti
dei processi industriali e dei comportamenti di consumo.
Una posizione ambigua che non tiene conto, o fa finta di non considerare,
il grande potere degli interessi economici sulla diffusione delle innovazioni
tecnologiche. Il novecento ha dimostrato come l'economia determini il
progresso scientifico e non il contrario.
Ecoage 4 febbraio 2005
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