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Il 12 e 13 giugno, in occasione del referendum nazionale sulla procreazione
assistita, i cittadini sardi saranno chiamati ad esprimersi anche per
un referendum regionale sulla questione scorie tossiche e nucleari.
I movimenti promotori del referendum puntano ad abrogare la legge regionale
8/2001 che consente l'importazione di rifiuti tossici e radioattivi da
altre regioni o stati, qualificandoli come materie prime.
L'equiparazione delle scorie alle merci aveva già portato
la Corte Costituzionale a bocciare in passato alcune leggi regionali che
dichiaravano denuclearizzato il territorio regionale sardo, calabro, pugliese
e lucano per impedire l'ingresso del materiale radioattivo nel proprio
territorio. Secondo una interpretazione giuridica le scorie potrebbero
essere considerate pari a merce semilavorata o materia prima per ulteriori
attività industriali, pertanto sono equiparabili alle merci e,
in quanto tali, godono della libera circolazione sul territorio nazionale.
Secondo i movimenti promotori del referendum i rifiuti tossici e radioattivi
possono rappresentare un grave pericolo per la salute dei cittadini sardi.
Dal fronte del NO gli uffici della Confindustria regionale considerano
il referendum un gravissimo errore politico, economico ed ambientale
e la vittoria dei sì indurrebbe danni difficilmente recuperabili
per il nostro sistema produttivo, per lambiente e per loccupazione
(tratto da Admaiora
Media).
L'aspetto sociale del problema però non deve essere sottovalutato
o dimenticato. Nel novembre 2003 a Scanzano Jonico (e prima ancora
nella stessa Sardegna nel luglio 2003) manifestarono centinaia di migliaia
di persone contro l'ipotesi di ospitare il deposito nazionale di scorie
nucleari. Furono proteste tanto determinate quanto civili e pacifiche
che videro la partecipazione compatta di ogni strato sociale della popolazione
regionale.
Oggi la problematica irrisolta delle scorie si arricchisce di un nuovo
capitolo con il referendum sardo contro l'ingresso di scorie e rifiuti
tossici nell'isola. Sarà la volontà popolare a prevalere
o piuttosto gli evidenti interessi industriali? Al referendum l'ardua
sentenza.
Ecoage - 8 giugno 2005
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