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Rapporto sul Nucleare di GreenPeace
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Risparmio Energetico
Continuano a circolare dati sui costi inattendibili. Non vanno presi
i costi medi – che includono impianti costruiti in epoche diverse
a costi diversi e in parte già ammortizzati – ma i costi
degli impianti nuovi. Le stime del Dipartimento statunitense dell’energia
(DOE) effettuate nel 2004 per impianti che entrano in funzione nel 2010
sono chiaramente a sfavore del nucleare. Infatti danno: 4,97 centesimi/kWh
per i nuovi impianti a gas, 5,05 per le nuove pale eoliche, 5,31 centesimi
per il carbone pulito e 6,13 per le centrali
nucleari. Il costo del kWh del nucleare peraltro è previsto in
lieve crescita nel 2025 a 6,33 centesimi. A questi costi industriali va
aggiunta la conseguenza economica – non solo ambientale e sanitaria
– di incidenti. Anche incidenti non gravi, infatti, comportano un
fermo impianto potenzialmente lungo che incide sulla produzione. In caso
di incidenti rilevanti, poi, chi paga il danno biologico e ambientale?
Il principio rimane uno solo: chi inquina paga.
Tempi di costruzione per centrali di pari potenza:
• gas a ciclo combinato 2-3 anni
• carbone pulito: 4-5 anni
• nucleare 8 - 10 anni
Il nucleare non riduce i costi, anzi presenta i costi industriali più
elevati (senza conteggiare incidenti e imprevisti): in aggiunta, per l'Italia
i costi stimati per gli USA non sono credibili. Dovendo ricostruire almeno
in buona parte il tessuto di competenze e di tecnologie del ciclo del
combustibile,
da noi costerebbe certamente di più. Ricordiamo che uno dei fallimenti
più clamorosi della storia dell'industria si chiama Superphenix
- progetto francese a partecipazione italiana al 33% - che non ha mai
funzionato e ha bruciato risorse ingenti: solo per i contribuenti italiani,
5.000 miliardi di lire
dell'epoca (anni ‘70-80).
Fonte: Rapporto
Nucleare GreenPeace 2005
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