La storia dell'Isola di Pasqua
Gli abitanti dell'isola di Pasqua si trasferirono dalla Polinesia orientale
verso il 400 d.C. in un'isola verde ricca di alberi di alto fusto all'ombra
dei quali crescevano cespugli, felci ed erba.
Un vero paradiso terrestre apparve ai primi colonizzatori polinesiani.
Nacque una fiorente civiltà che crebbe e si stratificò in
classi sociali e clan avversari. La popolazione raggiunse al suo culmine
7.000-8.000 persone (in 120 chilometri quadrati).
L'ambiente dell'isola impose ai primi colonizzatori dell'isola alcune
condizioni "sine qua non": la natura scoscesa della costa impediva
una normale attività di pesca su bassi fondali salvo che in poche
e ristrette aree. Le acque erano inoltre troppo fredde per consentire
la vita dei pesci nelle barriere coralline. L'unica forma di pesca
possibile nei pressi dell'isola era quella in alto mare e la principale
preda era il delfino.
L'inizio della deforestazione di Rapa Nui
Per praticare la pesca in mare aperto furono costruite canoe di grandi
dimensioni utilizzando il legno dell'albero di palma. Le corde furono
invece costruite utilizzando l'albero "hau hau". L'albero "Toromiro"
fu infine destinato alla produzione di legna da ardere.
Il patrimonio "verde" venne sfruttato per consentire le necessarie
attività di pesca ma anche per il effettuare il trasporto delle
immense sculture in pietra realizzate in onore dei capi dell'isola o dei
clan dominanti, i "Moai".
Uno sfruttamento che andava oltre la capacità di autoriproduzione
della foresta ovvero della naturale ricrescita degli alberi generata
dal polline e dai semi diffusi dagli uccelli.
La società si evolse rapidamente basando la propria crescita e
ricchezza proprio sull'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e
la crescita demografica raggiunse il culmine proprio nel momento
in cui inesorabilmente iniziarono le prime scarsità naturali.
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