PROTESTA DI SCANZANO IL SETTIMO GIORNO
Il settimo giorno. Quel mercoledì 19 novembre 2003 la delusione per il fallimento dell'incontro a Palazzo Chigi , avvenuto la sera prima, non fermò le continue manifestazioni di piazza e i presidi dei cittadini del metapontino. Il decreto sul deposito di scorie fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
La Regione Basilicata dichiarò "denuclearizzato" il proprio territorio con legge regionale approvata all'unanimità del Consiglio. In questo modo veniva precluso il transito e la presenza di materiale nucleare non prodotto nella regione (ndr legge poi considerata incostituzionale in sede di Corte Costituzionale). Il presidente della Regione Basilicata, Filippo Bubbico (DS), annunciò anche il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto-legge n.314 / 2003 che imponeva a Scanzano la costruzione del deposito di scorie. Come ulteriore risposta politico-burocratica l'intero territorio lucano fu riclassificato ad alto rischio sismico.
Un clima teso. E' difficile descrivere il clima di quei giorni. Solitamente in Basilicata il tempo sembra passare più lentamente che altrove, eppure in quei giorni si trovò immersa in una frenesia anti-scorie mai vista prima. Le iniziative sorgevano spontaneamente ad ogni livello ed erano tutte bene organizzate. Magari avere quello "spirit" tra i cittadini anche sul tema dello sviluppo o della produttività, se così fosse la Basilicata farebbe sicuramente concorrenza alla Lombardia...
I presidi diventarono frontiere umane. Ai blocchi stradali si aggiunsero quelli della strada di collegamento con la Puglia e gli altri presidi aggregavano sempre più persone. Il campo di Terzo Cavone, destinato allo stoccaggio delle scorie dal decreto, si era trasformato in una pubblica piazza in perenne stato di agitazione. Una sorta di Foro Romano improvvisato. Si consolidavano i presidi di cittadini anche davanti al centro Enea della Trisaia. E su quest'ultimo vorremmo spendere qualche riga.
In Basilicata le scorie nucleari americane. Molti giornalisti accusarono i manifestanti lucani di "egoismo" nei confronti del resto d'Italia. Non volendo ricevere le scorie costringevano altre comunità italiane alla vicinanza degli impianti nucleari in decommissiong (es. Caorso, Saluggia, Latina ecc). In realtà, pochi giornalisti sapevano che le popolazioni del metapontino avevano già una lunga e storica esperienza in tema di "scorie". Proprio sul loro territorio sorge il centro Enea della Trisaia, ex centro di riprocessamento, dove sono tuttora stoccate barre di uranio provenienti dalla centrale nucleare americana Elk River. Detto in breve, negli anni '60-'70 il programma nucleare italiano mirava alla realizzazione di una filiera di riprocessamento del materiale radioattivo straniero. Col passare del tempo il programma nucleare venne sospeso (prima del referendum contro il nucleare) lasciando le scorie radioattive straniere della Elk River nel deposito improvvisato della Trisaia. Detto in altri termini, le scorie erano già di casa. Qualsiasi cittadino del metapontino sa della loro presenza e, almeno per una volta, ha avuto il timore del loro impatto sulla salute umana. Il decreto Scanzano non fece altro che riaprire vecchie ferite.
Una parte del mondo scientifico sollevò dubbi sulla scelta di Scanzano. La richiesta delle associazioni alla consultazione della documentazione tecnica alla base della scelta di Scanzano non trovò risposte. Cominciarono ad arrivare i dubbi di una parte del mondo scientifico. Un dossier del CNR lanciava l'allarme sul dissesto idrogeologico della zona di Scanzano trovando ampio spazio sul quotidiano online di Repubblica.it. Si dimostrava l'inadeguatezza del sito alla costruzione del deposito di scorie. La presenza di uno strato di argilla, poi di salgemma e ancora di argilla e poi di salgemma denotava l'assenza di sale ma non garantiva dal rischio di smottamenti del terreno. L'area era molto vicina al fiume Cavone e la zona del metapontino, originariamente una palude bonificata nell'ultimo secolo, era teatro di frequenti alluvioni. Inoltre, la costa jonica era costantemente soggetta al fenomeno dell'erosione e poteva mettere a serio rischio la stabilità del sito. La stabilità di un deposito geologico di scorie deve essere garantita per migliaia di anni.
Migliaia di email di protesta ogni giorno. Il sito www.noalnucleareinbasilicata.com (NNIB) raggiunse l'apice con 30mila visitatori unici nella sola giornata del 19 novembre 2003. Grazie alla collaborazione spontanea dei visitatori publicammo anche le versione in lingua inglese del sito web. Inoltre, furono messi a disposizione dei visitatori gli indirizzi email degli organi istituzionali o dei politici a cui scrivere il proprio dissenso al decreto. Non siamo a conoscenza di quante email furono spedite, per ovvie ragioni di privacy, ma siamo certi che furono molte. Si andava avanti, con civile e pacifica determinazione ma anche con molta preoccupazione e un pò di paura dovuta all'essersi ritrovati nel bel mezzo di una grande protesta popolare. La più grande protesta del meridione italiano.
A cura di
Andrea Minini
ex coordinatore NNIB
16/11/2005
< Fonti e bibliografia >