PROTESTA DI SCANZANO IL SECONDO GIORNO
Il secondo giorno della protesta di Scanzano era ancora caratterizzato dallo stupore generale per una decisione piovuta dall'alto come un fulmine a ciel sereno. Era venerdì 14 novembre 2003. Il decreto sulle scorie radioattive non trovava grande spazio nel palinsesto dei TG. L'Italia aveva appena subito uno dei peggiori attentati terroristici (Nassyria 12/11/2003) della sua storia ed era legittimo che tutti i TG si occupassero di questa tragedia. Ciò nonostante si innescò un
passaparola tra cittadini di grandi dimensioni che riuscì a compensare questa iniziale distrazione dei media. L'informazione cominciò a girare in modo spontaneo e virale al punto da travalicare in breve tempo i confini regionali.
Il ruolo di internet. Sul web sorsero, come funghi, diverse iniziative spontanee e indipendenti tra loro aventi tutte il medesimo scopo di manifestare il disappunto verso il decreto. Tra tutte le realtà online è sufficiente ricordare
www.soslucania.org o anche il sito web istituzionale della Regione Basilicata
www.basilicatanet.it. Forum, fino ad allora deserti, si trasformarono in vere e proprie officine di idee.
Il problema delle scorie era reale. Il governo commentava positivamente la decisione presa. Secondo il parere del ministro dell'ambiente Altero Matteoli: "
Dopo quasi 40 anni un governo ha avuto finalmente il coraggio di individuare un sito per le scorie nucleari". E dal suo punto di vista aveva anche ragione. L'Italia non aveva mai affrontato la messa in sicurezza delle proprie scorie radioattive. Ma era così necessario farlo così in fretta? Il deposito unico di scorie era l'unica soluzione possibile? Doveva essere per forza geologico? Queste domande sorsero spontaneamente in ogni cittadino che si sentì direttamente coinvolto dalla decisione. Probabilmente la paura del terrorismo internazionale fece accelerare un processo di scelta altrimenti complesso. Un buon quadro della situazione si può ricostruire dalle parole del presidente della commissione sulle Ecomafia, Paolo Russo, secondo cui l'individuazione di un deposito unico presidiato da forze militari avrebbe garantito di porle in sicurezza. Detto in breve esisteva il rischio degli atti di terrorismo.
Dubbi e certezze dal lato scientifico. Sulla base delle dichiarazioni istituzionali la scelta di Scanzano era anche stata avvalorata da una commissione di esperti che l'aveva considerata, dopo due anni di studio, il sito con tutte le garanzie dal punto di vista geologico. Contemporaneamente iniziarono però ad arrivare anche richieste di accesso alla documentazione tecnica che stava alla base della scelta, allo scopo di farla analizzare da altri comitati scientifici. La prima richiesta di questo genere arrivò dal WWF che commentò in questo modo: "
Nel metodo manca totalmente la trasparenza e il coinvolgimento pubblico" (...) "
sarebbe stato necessario un ben altro livello di confronto e di trasparenza, non un approccio top secret" (...) "
Qualora il rigore scientifico fosse stato sostituito dalla ragion politica, il Wwf ricorrera' contro questa decisione in ogni sede possibile".
La scelta cadde come un fulmine a ciel sereno sulla testa di migliaia di cittadini. Era inevitabile una reazione di massa. Il sindaco di Scanzano, Mario Altieri (AN) fu uno dei primi a reagire alla decisione: "
Noi non sappiamo nulla, ma sappiamo che non ci metteranno i piedi in faccia" (Quotidiano.net 14/11/2003).
Quel decreto stava facendo traballare anche l'economia locale. I comunicati stampa di indignazione delle diverse realtà produttive del paese cominciarono a riempire le agenzie di stampa online. Coldiretti proclamò lo stato di agitazione delle imprese agricole locali, commentando il decreto nel seguente modo: "
E' inaccettabile che decisioni di questo tipo vengano assunte senza un diretto confronto con le parti sociali interessate, attraverso la concertazione" (Ansa 14/11/2003). Il CODACONS annunciò il ricorso al TAR contro il decreto (Ansa 14/11/2003). La Cgil denunciò l'assenza di un coinvolgimento delle realtà locali e del confronto democratico. All'indignazione si aggiunsero anche le imprese del settore turistico operanti sulla costa Jonica, irrimediabilmente danneggiate dalla decisione. Ne seguirono molti altri ed è impossibile citarli tutti.
In questo clima generale di crescente tensione, pochi politici della maggioranza continuarono ad osannare la scelta. Prevalse il dubbio e la prudenza mentre, in ambito regionale, molti politici di AN e di Forza Italia iniziarono a schierarsi apertamente contro il decreto. Di fatto erano crollate le divisioni politiche su scala regionale. Tutti manifestavano la propria indignazione.
Nel frattempo i cittadini del luogo cominciarono a prendere in mano la situazione organizzando una delle più grandi proteste pacifiche del nostro paese sia per la determinazione dimostrata ma anche per il grande senso di civiltà in cui si svolse.
A cura di Andrea Minini
ex coordinatore NNIB
11/11/2005
< Fonti e bibliografia >