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PROTESTA DI SCANZANO, IL QUINTO GIORNO

Il quinto giorno. La strada statale Jonica 106 venne chiusa al traffico per 25 km a causa dei blocchi istituiti dai manifestanti che protestavano contro le scorie. Da quel lunedì 17 novembre 2003 divennero permanenti. Duecento cittadini iniziarono anche il blocco alla stazione ferroviaria di Metaponto. I manifestanti temevano l'arrivo delle scorie via rotaia, la zona prescelta era distante poche centinaia di metri dalla linea ferroviaria jonica. Tra i cittadini girava per passaparola l'inquietante notizia (mai confermata o verificata) dell'imminente arrivo delle prime scorie nucleari tramite camion militari e tramite ferrovia-mare dal porto di Taranto.

Una protesta determinata ma pacifica. Gli stati d'animo erano accesi e lo stress crescente ma, fortunatamente, la protesta continuava a seguire i binari della manifestazione pacifica e non violenta. Gli elementi più facinorosi venivano allontanati dagli stessi manifestanti. Basti pensare che, per tutte le quindici giornate di Scanzano, nonostante la gravità delle situazioni, non ci fu mai nemmeno uno scontro con le forze dell'ordine.

La documentazione tecnica. Le associazioni ambientaliste del WWF e Legambiente continuarono a chiedere al governo la documentazione tecnica e gli studi alla base della scelta di Scanzano, senza però ottenere nulla. Si conoscevano soltanto i dettagli del progetto ma non le relazioni tecniche della scelta. A Scanzano doveva essere realizzato un deposito geologico, posto a 800 metri di profondità nel sottosuolo, per una capacità di 80mila metri cubi e rigorosamente sotto il controllo militare. Esisteva soltanto un altro deposito con quelle caratteristiche, nel deserto del New Mexico ed aveva richiesto venti anni di studi.

Non c'erano solo ambientalisti. La protesta di Scanzano stava emergendo in tutta la sua eccezionalità e forza d'impatto sociale. Oggi è sbagliato parlare di una sola protesta, sarebbe più corretto parlare delle "proteste" di Scanzano Jonico. Il dissenso era talmente diffuso da trovare forme e modalità diverse. A protestare erano indistintamente gli ambienti di destra, di sinistra, di centro, cattolici, sindacalisti, scolastici ecc. Anche il parroco di Scanzano era sceso attivamente in prima linea insieme a tutti gli altri cittadini. Questa compattezza cominciò a far emergere i primi dubbi sul decreto anche nella maggioranza di governo. Si cominciò a parlare di "riconsiderazione della scelta". Il sottosegretario alle infrastrutture e trasporti rilascio la seguente dichiarazione: "Il presidente Berlusconi mi ha assicurato che seguira' la situazione con estrema attenzione e cautela, dandomi la sua disponibilita' a un successivo incontro per ulteriori valutazioni" (Adnkronos 17/11/2003). Anche dagli stessi ministri del governo Berlusconi arrivavano segnali di comprensione. Così commentava il ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri (AN): "comprendo le proteste e le preoccupazioni, e il governo e' disponibile ad ascoltare" (Ansa 17/11/2003). Infine veniva ricordato che il progetto doveva comunque passare ancora il vaglio della Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA).

La protesta non si placava. I segnali di comprensione però non erano sufficienti a riportare alla calma i cittadini ed i manifestanti. Del resto, se da un lato il deposito doveva ancora passare il vaglio della VIA, dall'altro il decreto d'urgenza continuava il suo iter legislativo verso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e implicava lo stoccaggio immediato delle scorie sul posto. Tutti i cittadini, di ogni ceto e classe, erano consapevoli che se fossero arrivate le prime scorie sarebbero poi rimaste in Basilicata per sempre. Per questo motivo furono autoorganizzati veri e propri turni tra i cittadini per presidiare in modo permanente le principali vie di accesso verso le miniere di salgemma di Terzo Cavone. Non c'era nulla di organizzato fu tutto spontaneo e improvvisato.

Un patto contro le scorie. Gli stessi politici di centrosinistra presero le distanze dagli schieramenti politici. Si cercava di evitare che la protesta di Scanzano fosse associata ad un colore politico. Anche i politici del centrodestra che si erano autosospesi dai propri partiti di origine misero in piedi un patto trasversale contro il decreto "scorie".

Dal nostro punto di vista, quel lunedì il sito web Noalnucleareinbasilicata registrò 7mila visitatori unici, centinaia di adesioni solidali da parte di altri siti web e migliaia di ecard spedite dal sito web. Tra le email di solidarietà ricevute prevalevano quelle dei lucani residenti da anni in altre città o all'estero, anche loro contrari al deposito di scorie e preoccupati per gli eventi.

A cura di
Andrea Minini
ex coordinatore NNIB


14/11/2005


< Fonti e bibliografia >





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Protesta di Scanzano


» Il primo giorno
La decisione improvvisa

» Il secondo giorno
L'indignazione ed il passaparola

» Il terzo giorno
La prima manifestazione di piazza

» Il quarto giorno
La protesta sul web

» Il quinto giorno
I blocchi diventano permanenti

» Il sesto giorno
Il governo inizia il muro contro muro

» Il settimo giorno
Il decreto va in Gazzetta Ufficiale

» L'ottavo giorno
Il primo dietrofront del Governo

» Il nono giorno
Il giorno peggiore

» Il decimo giorno
Le accuse di terrorismo psicologico

» L'undicesimo giorno
La grande manifestazione, 100mila persone a Scanzano




Fonti notizie: ogni fatto o dichiarazione è ripresa dalle agenzie di stampa del periodo. Un'ampia selezione è disponibile su NNIB

 







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