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PROTESTA DI SCANZANO IL DECIMO GIORNO

Il decimo giorno della protesta. Quel 22 novembre 2003 alcuni esponenti del Governo iniziarono ad accusare il verificarsi di atti di "Terrorismo psicologico" da parte di demogoghi e politici per impaurire la gente e spingerla a protestare contro il deposito. Veniva ancora una volta paventato il rischio delle bombe sporche se le scorie fossero rimaste nei luoghi d'origine e di questo qualcuno avrebbe dovuto pagare per le conseguenze (Adnkronos e Ansa 22/11/2003). Secondo il portavoce del Governo la protesta lucana non aveva più motivo di continuare vista la disponibilità del Consiglio dei Ministri a stoccare temporaneamente le scorie nei luoghi dove si trovavano. Scanzano restava però il luogo dove costruire il deposito di scorie.

In realtà non esistevano demogoghi. Quella protesta nacque per l'incapacità ad avviare un dialogo con i cittadini i quali, pur protestando con determinazione, mantennero sempre un elevato senso civico. La decisione del deposito fu imposta dall'alto senza alcun preavviso per i cittadini del posto che scese in protesta quasi per disperazione. Fu il governo ad eressere una situazione da muro contro muro e, arrivati a questo punto, ai cittadini non bastava più aver evitato il trasferimento d'urgenza sul posto delle scorie, atto di per sé molto discutibile fin dall'inizio, veniva invece richiesto il ritiro del decreto.

Il mondo scientifico. L'Università della Basilicata pose tutte le proprie risorse a disposizione per sostenere le ragioni contro il deposito (Ansa 22/11/2003). Diversi ambienti scientifici internazionali cominciarono ad analizzare il caso Scanzano.

Nel frattempo alcuni giornali pubblicarono la possibilità di realizzare un deposito alle porte di Roma. Si trattava soltanto di rumors non confermati e immediatamente negati da chi di competenza che però posero in allarme i cittadini di Roma. Questo evento passò in second'ordine al di fuori del Lazio ma ebbe un effetto particolare, invece di favorire la costruzione del deposito di Scanzano da parte dei cittadini di Roma innescò un sentimento di comprensione per lo stato d'animo vissuto dai cittadini di Scanzano. Dilagava la solidarietà.

In attesa della manifestazione. Tutti aspettavano la grande manifestazione di domenica a cui avrebbero partecipato le realtà sociali, politiche e produttive della Basilicata al gran completo.


19/11/05


< Fonti e bibliografia >





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Protesta di Scanzano


» Il primo giorno
La decisione improvvisa

» Il secondo giorno
L'indignazione ed il passaparola

» Il terzo giorno
La prima manifestazione di piazza

» Il quarto giorno
La protesta sul web

» Il quinto giorno
I blocchi diventano permanenti

» Il sesto giorno
Il governo inizia il muro contro muro

» Il settimo giorno
Il decreto va in Gazzetta Ufficiale

» L'ottavo giorno
Il primo dietrofront del Governo

» Il nono giorno
Il giorno peggiore

» Il decimo giorno
Le accuse di terrorismo psicologico

» L'undicesimo giorno
La grande manifestazione, 100mila persone a Scanzano




Fonti notizie: ogni fatto o dichiarazione è ripresa dalle agenzie di stampa del periodo. Un'ampia selezione è disponibile su NNIB

 







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