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PROTESTA DI SCANZANO L'OTTAVO GIORNO

L'ottavo giorno. La Basilicata era inaccessabile, ogni via di accesso stradale o ferroviaria era interrotta dai blocchi e dai presidi dei cittadini. Da Melfi a Potenza, a Lagonegro, da Matera ad Altamura di Puglia, a Metaponto e infine a Scanzano.

La prima modifica del decreto. Quel giovedì 20 novembre 2003 arrivò finalmente una buona notizia. Il governo aveva eliminato dal decreto l'articolo che prevedeva l'immediato trasporto e stoccaggio provvisorio delle scorie sul posto, posticipandolo dopo l'effettiva realizzazione del deposito. Il decreto però andava avanti e Scanzano restava il sito destinato ad ospitare il deposito unico di scorie, da realizzarsi entro 5-6 anni. Lo annunciò il sottosegretario all'ambiente Alberto Tortoli. Veniva così rimossa una delle principali cause all'origine della protesta di piazza.

Era però troppo tardi. La piccola retromarcia del governo era tardiva e insufficiente per calmare gli animi. Il muro contro muro eresso nei giorni precedenti era diventato troppo alto. I cittadini rimasero in piazza o mobilitati a difesa di Scanzano. Anche in assenza dell'immediato rischio di militarizzazione dell'area e di trasporto delle scorie, la richiesta di tutti rimase una sola: il ritiro del decreto. Per sentitetizzare la risposta comune pubblichiamo una dichiarazione rilasciata dal Presidente della Regione Basilicata Filippo Bubbico: "Giudichiamo del tutto insoddisfacente e palesemente elusivo e dilatorio l'emendamento che il governo ha annunciato di voler apportare al decreto legge n. 314" (Adnkronos 20/11/2003).

Nel frattempo anche i Vescovi lucani delle sei diocesi della Basilicata diedero il loro pubblico e sentito sostegno alle iniziative a difesa di Scanzano Jonico (Ansa 20/11/2003). Col passare dei giorni le manifestazioni di sostegno a Scanzano arrivarono anche da altri organi istituzionali come l'Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani).

Il primo passo indietro del governo. Con la modifica del decreto al secondo comma dell' articolo 2, di fatto, il Consiglio dei Ministri evitava l'immediato trasporto delle scorie per dare spazio ad ulteriori verifiche tecniche e fornire una risposta alle legittime paure dei cittadini. Questa volontà emerge dalle parole di Tortoli: "(...) e' intenzione del governo far svolgere altri accertamenti per essere sicuri oltre ogni dubbio del fatto che nella cava a 900 metri di profondita' in territorio di Scanzano si trova effettivamente il luogo piu' idoneo a sicuro per custodire le scorie nucleari." e aggiunse " (...) non abbiamo le competenze tecniche per fare valutazioni, saranno fatti ulteriori accertamenti e verifiche di carattere scientifico e tutte le consultazioni dovute con le popolazioni locali" (Ansa 20/11/2003).

Una vittoria ormai probabile. La linea di chi volle imporre d'urgenza quel decreto "Scanzano" si indeboliva di giorno in giorno. L'emendamento al decreto non allentò le richieste da parte dei cittadini, al contrario mostrò a tutti che era possibile vincere quella protesta. Quel giovedì 20 novembre 2003 cominciammo tutti a rendercene conto.

Si lavorava tutti alla grande manifestazione di domenica 23 novembre 2003.

A cura di Andrea Minini
ex coordinatore NNIB


17/11/2005


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Protesta di Scanzano


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La prima manifestazione di piazza

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La protesta sul web

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I blocchi diventano permanenti

» Il sesto giorno
Il governo inizia il muro contro muro

» Il settimo giorno
Il decreto va in Gazzetta Ufficiale

» L'ottavo giorno
Il primo dietrofront del Governo

» Il nono giorno
Il giorno peggiore

» Il decimo giorno
Le accuse di terrorismo psicologico

» L'undicesimo giorno
La grande manifestazione, 100mila persone a Scanzano




Fonti notizie: ogni fatto o dichiarazione è ripresa dalle agenzie di stampa del periodo. Un'ampia selezione è disponibile su NNIB

 







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