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PROTESTA DI SCANZANO IL TERZO GIORNO

Il terzo giorno. La notizia del decreto si era diffusa a macchia d'olio. Si parlava di "scorie" nelle piazze, nei bar, nelle parrocchie... ovunque. Sabato 15 novembre ci fu la prima vera manifestazione organizzata dalle scuole di Scanzano Jonico. Parteciparono al corteo circa 2.000 persone. Manifestarono tutte le realtà sociali. Non esistevano più destra o sinistra, atei o laici, agricoltori o impiegati. Tutti chiedevano una cosa sola: "non avere le scorie". In prima fila, insieme agli amministratori, si potevano scorgere bene in evidenza i parroci delle parrocchie di Scanzano. Anche i sindaci dei comuni calabresi inviarono le proprie delegazioni di sostegno. Tutti gli esercizi commerciali del paese furono chiusi per protesta e sulle serrande chiuse si poteva leggere un cartello improvvisato "Scanzano contro le scorie". Fu un miracolo sociale di quelli che si vedono soltanto nelle situazioni di grande emergenza.

Quel sabato iniziarono anche le prime contestazioni nei confronti del sindaco di Scanzano che, oltre a minacciare le dimissioni, preparò anche l'ordinanza per requisire i quattro pozzi di salgemma (località Terzo Cavone) dove era prevista la realizzazione del deposito di scorie. Venne inoltre preparata l'ordinanza per imporre il divieto di transito sul territorio ai mezzi di trasporto con materiale radioattivo.

Il timore dell'arrivo coatto delle prime scorie nucleari era nell'aria. Il decreto prevedeva la militarizzazione della zona ed il trasferimento d'urgenza delle scorie sul posto, poste in container a cielo aperto, prima ancora di ultimare la costruzione del deposito. Cominciò a diffondersi la paura dell'arrivo delle prime scorie radioattive tramite camion militari. Se così fosse avvenuto la cittadinanza si sarebbe trovata davanti ad un duro "stato di fatto".

I primi blocchi della ss. 106. Alcuni studenti e cittadini occuparono per alcune ore la statale Jonica ss 106. Le forze di polizia mostrarono sempre grande comprensione per lo stato d'animo dei cittadini ed evitarono di esasperare ulteriormente la situazione. Al loro lavoro andrebbe data una medaglia.

Le reazioni del mondo politico. Tutti gli amministratori lucani minacciarono le dimissioni se il decreto sulle scorie non fosse stato ritirato e ridiscusso. Il Presidente della Regione Basilicata, Bubbico, commentò così "Il cimitero delle scorie nucleari che il governo vuole regalare alla Basilicata non si fara'" (Ansa 15/11/2003). In quei giorni si ruppe ogni schieramento politico. Anche i rappresentanti locali della Casa delle Libertà, oltre ai politici del centro-sinistra, parteciparono attivamente alle manifestazioni di protesta. Così commentò il decreto Guido Viceconte (Forza Italia), sottosegretario al ministero delle infrastrutture e dei trasporti: "Non sono assolutamente d'accordo su questa scelta che sembra troppo calata dall'alto." (Ansa 15/11/2003). A manifestare la propria contrarietà alla scelta fu anche il vice ministro dell'Economia e delle finanze Gianfranco Micciche' (...) "A Berlusconi era stato detto che tutti erano d'accordo" (fonte Adnkronos 15/11/2003). Molti politici locali di Forza Italia e di Alleanza Nazionale presentarono la propria autosospensione per protesta. La più nota fu quella di Antonio Di Sanza, capogruppo di Forza Italia alla Regione Basilicata. (Reuters 15/11/2003). Ovviamente, alla protesta parteciparono appieno tutti i partiti del centrosinistra locale. Alcuni esponenti radicali manifestarono dubbi sul decreto, soprattutto perché rischiava di distruggere lo sviluppo locale già avviato dagli investimenti della UE. Fu un'osservazione molto acuta e si rivelò veritiera. Dal lato nazionale i Verdi di Pecoraro Scanio furono l'unico partito nazionale a schierarsi apertamente dalla parte di Scanzano Jonico fin dai primi giorni della protesta.

Continuarono anche le dichiarazioni a favore della scelta. Roberto Tortoli affermava in quei giorni: "La gente protesterà sempre, tutte le volte che c'è un governo che prende le decisioni ma Scanzano Jonico è forse è il luogo più adatto al mondo per quanto riguarda le scorie nucleari" (Gazzetta del Mezzogiorno 15/11/2003). Il sito era stato scelto dopo averne valutati 200 e risolveva un problema grave in cui versava l'Italia dal 1962 con i vari depositi sparsi sul territorio. Ad avvalorare la scelta anche l'ipotesi inquietante delle situazioni di terrorismo imprevedibili. Lo ricordiamo, pochi giorni prima, il 12 novembre 2003, l'Italia aveva subito la tragedia di Nassyria.

Dal mondo scientifico si sollevarono opinioni contrapposte sulla scelta di Scanzano. Secondo il direttore dell'Anpa il rischio sismico sollevato da alcuni non era un problema. Secondo Mario Tozzi, ricercatore al CNR in geologia ambientale, invece la conformazione del territorio di Scanzano poteva sembrare adatta soltanto in linea teorica ma il rischio ambientale era sempre molto elevato.

I primi presidi di Terzo Cavone. Le trasmissioni del TG3 Basilicata si trasformarono in veri e propri notiziari montematici sulle "scorie". La zona di Terzo Cavone, luogo prescelto per l'arrivo delle scorie, iniziò ad essere presidiata notte e giorno da gruppi volontari di studenti e cittadini. Fortunatamente non era ancora arrivato il gelo dell'inverno ma la notte era comunque pungente. A 500 metri dal mare le temperature non sono mai benevole nelle ore notturne. L'indomani sarebbe arrivata anche la troupe della trasmissione "Che Tempo che Fa" di Fabio Fazio per una diretta dal posto.

A cura di Andrea Minini
ex coordinatore NNIB


12/11/2005


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Protesta di Scanzano


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I blocchi diventano permanenti

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Il decreto va in Gazzetta Ufficiale

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Le accuse di terrorismo psicologico

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La grande manifestazione, 100mila persone a Scanzano




Fonti notizie: ogni fatto o dichiarazione è ripresa dalle agenzie di stampa del periodo. Un'ampia selezione è disponibile su NNIB

 







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