PIANO ENERGETICO NAZIONALE
L'Italia affronterà il problema energetico redigendo entro il prossimo gennaio 2006 il Piano Energetico Nazionale. Lo ha annunciato il ministro delle attività produttive Claudio Scajola.
Quale sarà il futuro energetico italiano? Tutti concordano sulla necessità di uscire prima possibile dall'era del petrolio. Gli esperti più accreditati hanno già previsto il raggiungimento del picco petrolifero entro i prossimi anni. Da quel momento in poi la scarsità prenderà gradualmente il sopravvento ed i prezzi del greggio assumeranno un trend crescente di lungo periodo. Non è però il caso di allarmarsi o di urlare al catastrofismo, nel corso della storia questi mutamenti tecnologici/energetici sono "normali" e richiedono decenni per attuarsi. E' però consigliabile che ogni società non si faccia trovare strutturalmente impreparata.
Nel prossimo Piano Nazionale per l'Energia non ci sarà pertanto più spazio per il petrolio già entro il 2010. Così ha affermato lo stesso Scajola. L'energia elettrica sarà prodotta mediante centrali a ciclo combinato a gas, carbone ed energie rinnovabili. In ottica di diversificazione del mix produttivo sarà anche riconsiderata l'opzione nucleare. Negli ultimi decenni la tecnologia nucleare ha migliorato notevolmente il livello di sicurezza delle centrali atomiche. Sarebbe un grave errore paragonare le centrali di ultima generazione alle vecchie centrali basate sul modello Chernobyl, per intenderci. Restano però aperte alcune questioni importanti relative allo stoccaggio delle scorie e alla localizzazione degli impianti. Va infine considerato con anticipo un piano razionale di approvvigionamento dell'uranio dall'estero.
Perchè si parla del ritorno al nucleare? E' un discorso molto complesso e va affrontato soprattutto in ottica sistemica-storica e non congiunturale. Per "energia" dobbiamo cominciare a intedere sia la produzione di energia elettrica sia i carburanti utilizzati per il trasporto e per la mobilità urbana. E' sotto gli occhi di tutti il mutamento climatico ed il problema dell'inquinamento urbano da idrocarburi e polveri sottili. Per uscire dall'empasse dello smog e dell'effetto serra le automobili del prossimo futuro (5-15 anni) dovranno utilizzare come carburante l'
idrogeno. Come ben noto, l'idrogeno non emette emissioni CO2 o
Pm10 ma soltanto vapore acqueo. L'idrogeno però non esiste come elemento semplice in natura (sulla Terra) ma lo si trova soltanto combinato con altri elementi da cui deve essere separato. Per produrre l'idrogeno-carburante si dovrà quindi impiegare altra energia. Quale? Non certamente il petrolio, torneremmo da punto a capo. Restano il gas, il carbone, l'energia rinnovabile e il nucleare. Le energie rinnovabili sono una grande scommessa ma potrebbero non essere in grado di sostenere l'intera domanda di energia. Il gas sembra una valida alternativa al petrolio ma gli scenari internazionali sono sempre molto incerti e mutevoli. L'eccessiva dipendenza italiana dal gas straniero potrebbe penalizzarci nel lungo periodo, soprattutto se la dipendenza viene concentrata in pochi gasdotti provenienti da paesi stranieri. Stesso discorso di approvvigionamento vale per il carbone a cui si aggiunge anche un maggiore impatto ambientale.
La diversificazione del mix energetico. In questa nostra introduzione al problema vogliamo evidenziare un elemento molto importante: l'incertezza del futuro. Investire soltanto in una fonte energetica potrebbe implicare grandi rischi per la società italiana del 2020. Come per qualsiasi approccio di portafoglio economico, esiste soltanto un'unica via d'uscita: la diversificazione della produzione energetica. In quest'ottica troveranno applicazione i biocarburanti, il fotovoltaico , le biomasse, l'eolico ecc. Fra le opzioni possibili anche il ricorso al nucleare potrebbe rappresentare una scelta razionale e comprensibile purché venga sempre garantita la partecipazione alle scelte da parte delle comunità locali destinate ad ospitare le opere. Detto in breve... mai più altre Scanzano Jonico.
A favore o contro il nucleare speriamo sinceramente che il dibattito sul Piano Energetico Nazionale sia affrontato con responsabilità e legittimo confronto nel pieno rispetto delle reciproche interpretazioni.
Sarà importante dare lettura dei dati scientifici senza fare propaganda di nessun tipo. Senza cadere in facili tabù e pregiudizi dettati dalla paura, da un lato, ma dall'altro lato anche senza essere tentati dal prendere scelte e imposizioni piovute dall'alto in nome dell'interesse generale. In quest'ultimo caso sarebbe un errore strategico imperdonabile e non si terrebbe conto delle proteste già avvenute nella storia del nostro paese (Scanzano Jonico) in tema di nucleare.
Ci auguriamo che il dibattito sul Piano Energetico sia più condiviso rispetto a quanto abbiamo visto per la recente Riforma elettorale.
In ballo troviamo il mutamento climatico del pianeta ed il problema delle polveri sottili nelle città. Aspetti importanti per la salute ed il benessere di ogni cittadino, di destra o di sinistra che sia.
Andrea Minini
associazioni Ecoage-NIM-NNIB
www.noalnucleareinbasilicata.com
02/11/2005
< Fonti e bibliografia >