| Il quotidiano The
Australian rivela l'accordo segreto di Australia, USA, Cina, India e Corea
del Sud per combattere l'effetto serra al di fuori dagli schemi di Kyoto.
L'alleanza si chiamerà "Partnership dell'Asia-Pacifico per
lo sviluppo pulito e il clima" e ai prefige come obiettivo la riduzione
delle emissioni di gas serra senza impattare sulle economie nazionali.
Finora Australia e Stati Uniti non hanno sottoscritto Kyoto giudicandolo
troppo penalizzante per le proprie economie nazionali e criticando l'esclusione
da Kyoto dei paesi emergenti come Cina e India.
L'accordo degli USA sarà parallelo e non alternativo al
trattato di Kyoto da cui si differenzia. Rispetto al Protocollo
di Kyoto la nuova alleanza del Pacifico include anche i grandi paesi emergenti
della Cina e dell'India. Complessivamente i paesi sottoscrittori del nuovo
protocollo sul Pacifico coprono il 40% delle emissioni
mondiali di gas serra. Se mai avrà luce è pertanto un atto
internazionale meritevole di attenzione.
Il protocollo sul Pacifico identifica la risposta americana al problema
dell'effetto serra. La strategia dei cinque paesi mira ad avviare lo sviluppo
economico mediante tecnologia a minore impatto ambientale e incrementando
l'utilizzo di fonti energetiche diverse da quelle attuali: carbone "pulito",
geotermia, eolico, gas naturali, metano, energia nucleare, solare e biogas.
L'idrogeno, come vettore di energia, assumerà presumibilmente un'importanza
portante nell'accordo.
Il ministro australiano dell'ambiente, Ian Campbell, ha confermato l'esistenza
dell'accordo, assicurando che i dettagli saranno svelati nei prossimi
giorni.
Le critiche al protocollo sul Pacifico. Le associazioni
ambientaliste criticano l'accordo sul Pacifico reputandolo soltanto una
dichiarazione d'intenti priva di struttura e di programmi. "It
sounds like a trade deal, and that's not a substitute for an agreement
to cut emissions of greenhouse gases," ha dichiarato Hans Verolme,
responsabile del World Wildlife Fund's climate-change program. (fonte
The
Globe and Mail).
Secondo l'opposizione laburista australiana il governo di Canberra dovrebbe
sottoscrivere immediatamente Kyoto piuttosto che rischiare di perdere
tempo.
Dovremo abituarci all'idea di convivere con due Protocolli sull'effetto
serra? Sicuramente avere messo in piedi due strategie diverse
per risolvere il medesimo problema da un lato divide gli sforzi ma dall'altro
dimezza il rischio di incappare in errori strategici di lungo periodo.
Inoltre va considerato che soltanto la Corea del Sud aveva firmato anche
Kyoto, i quattro restanti paesi non avrebbero mai sottoscritto il patto
di Kyoto nei prossimi 4-5 anni. Cina e India sono ufficialmente esentate
dalla partecipazione di Kyoto fino al 2012 in quanto considerati nel 1997,
anno di nascita del Protocollo di Kyoto, come paesi in via di sviluppo
da non coinvolgere per evitare di frenare lo sviluppo. Australia e Stati
Uniti, invece, si sono sempre rifiutati di sottoscriverlo il Protocollo
per il timore di penalizzare la competitività industiale.
Dal 1997 ad oggi qualcosa è cambiato sugli scenari internazionali.
La Cina e l'India hanno registrato stabili tassi di crescita al 7-10%
candidandosi come principali mercati mondiali di riferimento. L'economia
occidentale ha invece accusato un forte rallentamento. Quelli che un tempo
erano considerabili come paesi in via di sviluppo (Cina e India) oggi
sono reputati temibili da tutti come temibili competitors commerciali.
Il patto del Pacifico vuole essere una risposta in tal senso. Tutto dipenderà,
comunque, dall'entità dell'accordo che sarà svelato soltanto
nei prossimi giorni. Potrà essere un accordo di grande portata
complementare a Kyoto ma anche un mero atto formale privo di sostanza.
Non ci resta che attendere ancora qualche giorno per poterlo giudicare.
Ecoage 29/07/2005
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