|
La princiale rivista automobilistica fa il punto sull'utilizzo dell'olio
di colza come carburante iniziando un test di durata sulla propria pista
privata. E' in edicola il numero di maggio con un dossier di 6 pagine
dedicato alla "colzamania". Come Ecoage proveremo a commentare
il loro lavoro raccomandando a tutti la lettura della rivista per qualsiasi
approfondimento (Quattroruote di maggio 2005, numero 595).
Le premesse del sono simili a molti altri articoli sulla colza. E' una
pratica illegale per evasione delle accise (pari a 0,413 euro per ogni
litro di gasolio). La stessa Agenzia delle Dogane ha specificato in un
comunicato del 12 aprile 2005 le conseguenze della violazione dell'art.40
del Dlgsl 504/1996, da sei a tre mesi e multa del doppio dell'imposta
evasa non inferiore in ogni caso a 7.500 euro. Questo aspetto è
di fondamentale importanza da un punto di vista della legalità
ma secondo il nostro punto di vista non elimina le perplessità
di natura politica sul mancato utilizzo dei biocarburanti fino ad ora.
L'articolo rimarca la differenza tra biodiesel (carburante prodotto e
trattato dall'olio di colza secondo la normativa europea EN 14214) e olio
di colza (materia prima di uso alimentare/industriale). Infine si specifica
come il costo di produzione del biodiesel sia superiore a quello del gasolio
al netto delle accise. Per rifornire tutta Italia (22 milioni di tonnellate
di gasolio l'anno) sarebbero necessari 22 milioni di ettari coltivati
a colza. Poca enfasi viene invece fatta sul minore inquinamento prodotto
dall'utilizzo del diesel. Aspetti del fenomeno già trattati da
molti quotidiani e magazine italiani.
Detto questo passiamo alle informazioni a valore aggiunto riscontrate
nel loro dossier. La rivista Quattroruote ha iniziato sulla propria
pista privata tutti i test su una Fiat Punto JTD 86 cv. Le prove hanno
riguardato quattro modalità di utilizzo del carburante:
- 100% olio di colza
- 70% olio di colza + 30% gasolio
- 30% olio di colza + 70% gasolio
- 100% gasolio
L'utilizzo dell'olio di colza al 100% (senza gasolio) ha provocato forti
difficoltà in accensione. Alla fine il motore parte e funziona
regolarmente ma con molta fatica per la batteria in fase di accensione.
In condizioni atmosferiche rigide l'olio di colza gela rendendo inutilizzabile
l'automobile. I test più interessanti sono invece le miscele
70-30 e 30-70. In questi casi l'olio di colza si mescola facilmente
con il gasolio, il motore funziona e la fumosità diminuisce. E'
interessante il dato sui consumi. Secondo Quattroruote il consumo medio
aumenta e si riducono le prestazioni. La velocità massima scende
da 169,5 Km (100% gasolio) a 165,8 (70% olio di colza) e l'accelerazione
0-100 km/h passa da 11,3 sec. a 11,9 sec. (70% olio di colza). Il consumo
ad una velocità di 120 km/h aumenta da 17,6 km con un litro di
gasolio a 15,2 km con una miscela 30% gasolio e 70% olio di colza. Ciò
nonostante la spesa per il combustibile per una percorrenza di 20.000
km si riduce da 1.356 euro (solo gasolio) a 1.102 euro (30% gasolio -
70% colza) anche per effetto dell'evasione delle accise nel caso dell'olio
di colza. Rimandiamo alla lettura del loro articolo per tutti i risultati
tecnici del test.
Quattroruote proseguirà nei prossimi mesi un test di durata
per analizzare le conseguenze alle parti meccaniche dell'automobile. Sono
state fotografate le parti interne del motore e dell'iniezione per analizzare
gli effetti di lungo periodo nel caso del gasolio, dell'olio di colza
e delle miscele 30-70 e 70-30.
In conclusione: l'olio di colza funziona, è illegale, non
è un carburante, le automobili perdono lievemente in performance
e consumi ottenendo un risparmio complessivo dato soprattutto dall'evasione
delle accise. Le automobili continuano a girare sulla pista di Quattroruote
e senza dubbio seguiremo tutti con interesse i risultati dei loro test
scientifici.
Con l'occasione ci complimentiamo con la rivista Quattroruote pur non
essendo del tutto d'accordo con la loro impostazione nei confronti del
biodiesel. Nel silenzio del mondo politico sulla "colza mania"
la rivista ha preso in seria considerazione il fenomeno senza stigmatizzarlo
o ignorarlo dedicandogli invece ampio spazio persino in copertina.
Ecoage 25 aprile 2005
|