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Un'interessante intervista on air su ControRadio ha contribuito a
fare ulteriormente chiarezza sul tema dei carburanti alternativi (Controradio
22/03/2005 - 12:01). Hanno partecipato al programma il direttore di Itabia
Vittorio Bartorelli, l'associazione nazionale sulle biomasse, Maurizio
Peruzzini responsabile del settore idrogeno al CNR e Roy V. curatore del
sito progettomeg.it, il sito da cui ha preso recentemente spunto il TG3
per la realizzazione del famoso servizio sull'olio di colza.
Secondo il direttore di Itabia i biocarburanti potrebbero coprire il
10% del consumo di carburante per trasporto entro pochi anni. Viene comunque
ribadita l'impossibilità di coprire in senso assoluto l'intera domanda
a causa della limitata disponibilità dei terreni e della salvaguardia
delle produzioni agricole italiane di alta qualità. Ciò nonostante la
messa a coltura del 10% del territorio agricolo per la produzione di biocarburante
ridurrebbe enormemente le emissioni inquinanti del traffico e la dipendenza
dall'import di petrolio. Le colture agricole per fini energetici rappresenterebbero
un'ulteriore possibilità di reddito per le attività agricole.
Quali sono i biocarburanti in commercio? Attualmente i biocarburanti
in commercio sono il biodiesel e il bioetanolo. Quest'ultimo è
utilizzato in Brasile da molti anni come carburante per la mobilità
urbana. L'uso dei biocarburanti ha il pregio di eliminare del tutto l'emissione
dei residui di zolfo, degli ossidi di carbonio e ridurre drasticamente
le PM10. Dal punto di vista della CO2 le emissioni non sono eliminate
del tutto ma consentono di ottenere un "pareggio" naturale, in altre parole
le emissioni di carbonio provocate dalla combustione del biocarburante
sono pari alla quantità di carbonio utilizzato dalla pianta per
crescere. Secondo il direttore di Itabia anche le stesse industrie petrolifere
hanno rivisto da tempo la loro posizione di chiusura verso i biocarburanti.
Gran parte dell'interesse delle industrie si è rivolta però verso
il bioetanolo. Quest'ultimo può essere utilizzato come additivo della
benzina e non in completa sostituzione dei carburanti. Il biodiesel, viceversa,
può essere utilizzato anche da solo e garantisce pertanto una maggiore
indipendenza dai carburanti tradizionali.
Il futuro sarà dell'idrogeno. L'intervista di Controradio
coinvolge anche il dott. Maurizio Peruzzini, responsabile del progetto
idrogeno del CNR, che conferma il "pareggio" nelle emissioni di CO2 dai
biocarburanti ribadendo in ogni caso di non trattarsi di emissioni zero
("ogni combustione genera, intevitabilmente, emissioni"). Il
binomio carburanti-motori già da molti anni segue un suo percorso basato
su efficienza, rendimento energetico e abbattimento delle emissioni. I
moderni motori delle case automobilistiche inquinano fortemente meno rispetto
al passato. Ciò non salva però dalla crescita della massa veicolare nel
traffico urbano. La crescita delle automobili in circolazione avvenuta
negli ultimi anni rischia di vanificare qualsiasi provvedimento tampone
da parte delle amministrazioni comunali (es. blocchi del traffico). Soltanto
un intervento più marcato sulla ricerca dei carburanti alternativi
potrà eliminare il problema all'origine. In particolar modo l'idrogeno
su cui molto si è investito fino ad ora. Entro 30-40 anni avrà luogo la
completa idrogenazione dei trasporti. Oggi manca quasi del tutto una filiera
dell'idrogeno ed un piano per la sua produzione tramite fonti pulite di
energia. Altro problema da superare è nella ricerca di celle combustibili
esenti da platino, materiale molto scarso e pertanto ad alto costo economico.
Il dott. Peruzzini non ha mancato però di sottolineare la normalità di
queste criticità. Anche le prime automobili del novecento avevano un costo
di produzione elevato prima della rivoluzione tecnologica e organizzativa
introdotta da Ford. La strada verso l'idrogeno è quindi già delineata.
Non si dovrà attendere il completo esaurimento del petrolio poiché quest'ultimo
tenderà a costare sempre di più nel corso degli anni in conseguenza della
scarsità crescente. Difficilmente gli automobilisti, o le economie
occidentali, riusciranno a sopportare prezzi di 4-5 euro al litro per
le proprie esigenze di spostamento.
Un problema che si scontra con la scarsa attenzione italiana nei confronti
della ricerca. Il nostro paese investe in ricerca meno del 1% conquistando
l'ultimo posto tra i paesi europei. Una politica conseguente dalle ristrettezze
economiche del nostro paese ma anche da una grande irrazionalità di fondo.
La ricerca potrebbe ridurre enormemente i costi economici vivi dell'inquinamento
oggi sostenuti da cittadini e dallo Stato sotto forma di cure mediche,
strutture ospedaliere, assenze dal lavoro ecc.
Chiude l'intervista il curatore del sito progettomeg.it Roy V.
a cui va il merito da aver fornito lo spunto scientifico per parlare recentemente
dell'olio di colza come carburante (il servizio del TG3 si isipirò dichiaratamente
al sito del progetto Meg). Secondo Roy V. le potenzialità di produzione
del biocombustibile potrebbero tranquillamente coprire il 20% della domanda
di carburanti in Italia. Il problema della mancata diffusione dei biocarburanti
è di natura giuridica. La legislazione italiana prevede una defiscalizzazione
dei biocarburanti soltanto per 200.000 tonnellate l'anno costringendo,
di fatto, i consumatori verso il "fai da te" nei supermercati, un comportamento
illegale che implica il reato di evasione fiscale nei confronti delle
accise applicate sui carburanti. Viene anche sottolineata la differenza
tra biodiesel e olio di colza. Il biodiesel è trattato appositamente per
essere utilizzato come carburante eliminando gli elementi più pesanti
come la gligerina.
L'illegalità dei comportamenti evidenzia l'esigenza politica di rivedere
la legislazione sul tema del biodiesel. Secondo il curatore del sito soltanto
una completa liberalizzazione del mercato dei carburanti potrà
risolvere il problema, così come si sta già facendo nel settore
dell'energia. Andrebbe pertanto agevolata la diffusione dei biocarburanti
tramite un intervento legislativo ad hoc. Un salto politico sul tema del
biodiesel è pertanto fondamentale.
Nel frattempo l'olio di colza, finora abbondante e poco acquistato per
gli usi alimentari, continua a scomparire velocemente dagli scaffali dei
discount italiani. Il programma su ControRadio ha avuto il pregio di delineare
bene il fenomeno dell'olio di colza partendo da diversi punti di vista.
In conclusione: "biocarburanti come scelta per l'immediato e idrogeno
per il medio-lungo periodo".
Durante il programma sono stati fatti accenni anche alla fusione fredda
e al MEG, li abbiamo omessi in questo resoconto per non allontanarci troppo
dal tema dei biocarburanti.
Per ascoltare l'intervista
su ControRadio
Ecoage - 24 marzo 2005
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