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Il ritorno al nucleare divide il paese tra favorevoli e contrari. Difficile
dire chi abbia ragione o torto, entrambe le posizioni si basano su osservazioni
solide e incontestabili. Proviamo ad affrontare i principali argomenti
perorati dai "nuclearisti":
- l'Italia è circondata da centrali nucleari straniere (vero
per Slovenia e Francia, falso per l'Austria priva di energia nucleare).
- l'Italia acquista energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari
straniere (vero, dalla Slovenia e dalla Francia)
- gli altri paesi europei beneficiano del nucleare nel loro mix energetico
(vero)
- il nucleare riduce le emissioni di CO2 (vero)
Complessivamente le centrali nucleari in Europa sono 151.
| paese |
numero reattori |
mix energetico |
| Francia |
59 |
78% fabbisogno energetico nazionale |
| Gran Bretagna |
23 |
22% |
| Germania |
18 |
33% |
| Svezia |
11 |
45% |
| Spagna |
9 |
33% |
| Belgio |
7 |
55% |
| Rep. Ceca |
6 |
33% |
| Slovacchia |
6 |
55% |
| Svizzera |
5 |
40% |
| Finlandia |
4 |
27% |
Il combustibile radioattivo esausto francese viene riprocessato a Le
Hague (Normandia) per estrarre plutonio e uranio residuo. Le scorie radioattive
inglesi sono invece riprocessate nell'impianto di Sellafield.
L'Europa sembra pertanto convivere con il nucleare. Questa constatazione
non deve però giustificare un ritorno del nucleare in un paese
come l'Italia privo di centrali nucleari. I dati dipingono la diffusione
del nucleare quale frutto delle decisioni passate dei vari paesi europei
ma da vent'anni nessun paese europeo ha avuto in cantiere la costruzione
di nuove centrali nucleari, eccezion fatta per la Finlandia.
Il vero problema del nucleare è soprattuto nei costi economici
che possiamo semplificare in:
- costo di costruzione della centrale nucleare
- costo di gestione
- spese militari per la sicurezza
- costo di smantellamento della centrale
- costo di stoccaggio delle scorie radioattive
Gran parte dei costi sono coperti mediante la spesa pubblica (spese
militari, smantellamento centrale, stoccaggio scorie radioattive per migliaia
di anni). L'onere economico viene "ereditato" dai nostri
figli. Va inoltre considerato l'uranio come risorsa scarsa ed esauribile.
Altro handicap da annoverare è il lungo periodo di tempo (7-10
anni) necessario per costruire una nuova centrale nucleare che non risolverebbe
alcun problema imprenditoriale di breve periodo.
Non occorre il nucleare per ridurre il costo della bolletta. Il
costo dell'energia elettrica può essere abbattutto anche mediante
un sistema "distribuito" di produzione dell'energia elettrica
gestito esclusivamente con logiche di mercato, nessun aggravio sulle spese
pubbliche e nessuna scoria da gestire. Peccato che non se ne parli...
Ecoage 17 maggio 2005
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