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AMBIENTE E AUTOMOBILI

Niente bici per ora:
prima razioniamo i carburanti

Si moltiplicano quotidianamente gli appelli all'uso delle gambe, delle bici e di qualsiasi altro mezzo che proceda alimentato dalla forza umana. Senza dubbio si tratta di appelli espressi da persone in buona fede che intendono migliorare lo stato del nostro mondo. Ma si tratta di inviti davvero opportuni e correttamente espressi? O ci sarebbe qualcosa di determinante da dire e da fare prima di rimettere in movimento i nostri polmoni?

E' da considerare infatti che promuovere l'uso delle gambe, della bici, od invitare le persone a fare jogging e sport in genere senza aver prima diminuito in maniera consistente il traffico grazie a provvedimenti duraturi sul tipo del razionamento dei carburanti ad uso stradale privato significa di fatto ottenere soltanto un bell'aumento dei tumori tra la popolazione (precisamente tra quegli sciagurati che avranno accolto l'invito ad una "sana" attività fisica prima ancora che il traffico sia scemato).

Pensiamo ad una persona che sta facendo una bella passeggiata. Cerchiamo di visualizzare l'aria avvelenata che essa respira. Quell'aria, un cocktail di veleni che a volerlo fare apposta i chimici quasi non ci riuscirebbero, entra nei suoi polmoni, questi la filtrano e rimandano fuori anidride carbonica depurata dai veleni, i quali assorbiti dal corpo ormai sono e rimarrano in circolo. Che ci ha guadagnato quella persona ad andare a piedi, a comportarsi bene, a dare un buon esempio? Probabilmente un bell'accidente tra qualche anno.

Ora: tutto questo una persona comune, con la mente non deviata da ciechi istinti ispirati da una ecologia di superfice, non può non capirlo, non può non saperlo. Probabilmente lo percepisce soltanto ad un livello inconscio, non verbalizzato, ma è sicuro che una persona con un minimo di buon senso non tornerà ad andare a piedi, in bici, etc. fintantochè l'aria non tornerà ad essere respirabile, quindi fintantochè il traffico non sarà ridotto, in pratica fintantochè i carburanti non saranno stati raziona(lizza)ti. (S'intende che se trovate un sistema migliore per modulare a comando il traffico, ergo l'inquinamento, ditelo subito, non tenetevelo per voi!).

Ed è qui che il metodo del buon esempio fallisce: per la contraddittorietà del messaggio che invita contemporaneamente ad un comportamento individuale più responsabile, il quale comportamento però, da solo, non sostenuto da adeguati provvedimenti di governo altrettanto responsabili, non può non penalizzare la propria salute.

E naturalmente, oltre al danno anche la beffa: come possono gli automobilisti infatti non ringraziare questi pedoni, questi ciclisti e tutti gli sportivi per la funzione di grande importanza sociale che essi hanno deciso di avere? A costo di sacrificare sè stessi, essi si impegnano al massimo, fino a grondare di sudore, per filtrare l'aria inquinata e riemetterla in circolo una volta depurata dai veleni, pronta ad essere di nuovo opportunamente elaborata dalle piante.

Insomma: smettiamola una buona volta di perpetrare una realtà sociale pervasa da un pensiero unico, da un pensiero di tipo dogmatico, di chiara derivazione monoteista, assolutista. Ed arrendiamoci al fatto che la realtà è complessa e complesse, anzi: complete, devono essere le nostre proposte.

Per chiarezza, allora ripetiamo: l'uso delle gambe, della bici etc. è certamente, senza dubbio alcuno, da promuovere, da propagandare a volontà, anzi: a voluttà; ma, se si vuol davvero essere responsabili, solo dopo aver ottenuto il razionamento dei carburanti. Non prima. La cosa è così semplice che è davvero difficile da trattare.

Infine, come non rivolgere un ultimo pensiero a quei furbi che si danno da fare esclusivamente per promuovere auto elettriche ed una marea di altri gadget tecnologici (che non possono far altro che cambiare tipo di inquinamento se usati sempre in massa) ed intendono mettere l'idrogeno dappertutto, perfino nelle insalate? Questi furbi non intendono perdere il consenso (si badi: non il consenso della popolazione, con la quale non hanno mai avuto un reale contatto), bensì il consenso di altri furbi come loro, i quali in caso di sgarri (sarebbe a dire di comportamenti corretti) li taglierebbero fuori, li priverebbero di sovvenzioni, stipendi, commesse e posti di potere.

Cotali furbi, per non perdere tutto questo, non si azzardano mica a proporre un oltremodo urgente e più che giustificato provvedimento come il razionamento in questione. Assolutamente no. Inventano invece le scuse più pazze: "ma questo non è democratico, ci prenderebbero per comunisti, e poi la gente non capirebbe ...". Costoro, nella loro strampalata visione della realtà si limitano a sognare un futuro lontano in cui tutto andrà bene grazie ad una magica tecnologia priva di controindicazioni. E nel frattempo lasciano che avvelenamento e morte la facciano da padrone.

Allora, e concludendo: niente bici per il momento, prima il razionamento. Auto elettriche: sì, ma senza esagerare anche lì. Tante belle e buone cose a tutti,

Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy

Pubblicato su gentile concessione del Laboratorio Eudemonia - 13/02/2005

 

 

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