MOORE APRE AL NUCLEARE
In un articolo pubblicato sul Washington Post il 16 aprile 2006 uno dei fondatori di Greenpeace, Patrick Moore, apre all'energia nucleare come unica fonte energetica in grado di salvare il pianeta dal disastro climatico. Nell'editoriale
Patrick Moore racconta l'impegno negli anni '70 contro l'energia nucleare, quando era ancora sinonimo e iconda del rischio dell'olocausto nucleare e della guerra fredda tra est e ovest. A distanza di trent'anni cambia la sua visione dell'energia dall'atomo, il nuovo contesto storico e ambientale rende da un lato più preoccupante e grave l'impatto sull'ambiente dell'inquinamento globale dall'altro più critico il fabbisogno di energia dal Nord e dal Sud del mondo. Le energie rinnovabili sono una strada interessante da intraprendere ma rischiano di non sostituire completamente le fonti energetiche fossili. Una tesi simile era già stata espressa nel 2004 dallo scienziato
James Lovelock, padre della teoria Gaia, convinto che il nucleare resti l'unica via d'uscita fornita dalla scienza per contenere il cambiamento climatico. Si tratta ovviamente di tesi che non soprendono per l'originalità bensì quando ad affermarle sono gli stessi ex attivisti o ambientalisti doc.
Nell'articolo Patrick Moore evidenzia cinque punti:
- Secondo Moore il costo dell'energia nucleare è di circa 2 centesimi per kilowattora, paragonabile al costo medio del carbone e dell'idroelettrico.
- Il reattore di Cernobyl, icona del pericolo in caso di disastro nucleare, era obsoleto e privo di sovrastruttura di sicurezza. La gestione dell'impianto era inoltre affidata a personale inadatto. Secondo l'U.N. Chernobyl Forum sono state accertate 56 morti nell'incidente. Moore paragona il dato ai 5mila decessi che ogni anno si verificano nelle miniere di carbone.
- Il 95% del combustibile nucleare può essere reintrodotto nei successivi cicli per produrre energia. Soltanto alla fine di diversi cicli il combustibile esaurito può essere classificato come scoria radioattiva e destinata allo stoccaggio per migliaia di anni. Il riprocessamento del combustibile nucleare utilizzato è un business in cui Giappone, Francia, Inghilterra e Russia sono particolarmente interessate e in concorrenza tra loro. Con il passare del tempo la tecnologia ha pertanto contribuito a ridurre il volume delle scorie radioattive da stoccare.
- I reattori nucleari di moderna concezione sono costruiti per resistere ad eventi terroristici esterni. Al punto, sostiene Moore, di proteggere il reattore anche nel caso di impatto con un Jumbo Jet.
- L'energia nucleare civile, per produrre energia elettrica, non è slegata dall'attività bellica. L'unico punto negativo che Moore considera ancora preoccupante per lo sviluppo dell'energia nucleare su scala globale.
La tesi di Moore può essere opinabile su molti punti di vista (ad esempio sul costo basso dell'energia nucleare o sul reale impatto umano del disastro di Cernobyl) ma merita comunque d'essere conosciuta. Molto spesso gli ambientalisti che aprono al nucleare subiscono un vero e proprio
linciaggio ideologico, sono ingiustamente allontanati o reputati a priori "al soldo" delle lobbies industriali. Come già evidenziato da Lovelock la situazione climatica mondiale necessita l'abbattimento di ogni tabù ideologico e qualsiasi strada per uscire dal petrolio. Un interessante punto di partenza per un dibattito allargato sulla strada della diversificazione energetica e sulla necessità di porre in essere, in breve tempo, serie politiche energetiche ecosostenibili e di contenimento delle fonti fossili che sappiano unire trasparenza, democraticità delle localizzazioni e sicurezza.
Andrea Minini
Associazione Ecoage
Info ulteriori:
Patrick Moore, co-founder of Greenpeace, is chairman and chief scientist of Greenspirit Strategies Ltd.
Articolo di Patrick Moore
19/04/2006
< Fonti e bibliografia >