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MESSA IN SICUREZZA DELLE SCORIE RADIOATTIVE ITALIANE

Ricorre il terzo anniversario dalla protesta di Scanzano Jonico contro il progetto di costruire un deposito unico nazionale ove riporre in sicurezza le scorie italiane a 800 metri di profondità nel terreno. Un progetto criticato nella fattibilità da illustri scienziati quale Rubbia. Nei giorni scorsi però avevamo colto l'occasione della ricorrenza per lanciare un altro messaggio, più attuale della commemorazione della vicenda di Scanzano: dove sono oggi le scorie radioattive? Sono in sicurezza? Quali soluzioni saranno adottate per porre in sicurezza le scorie radioattive nel futuro? Gran parte delle scorie italiane di III categoria saranno inviate ai centri di riprocessamento situati in Francia e Inghilterra per essere vetrificate e poi tornare nel territorio italiano. Ma dove? Sul problema abbiamo coinvolto gli attivisti della nostra associazione, residenti in ogni luogo d'Italia, chiedendo loro quale ipotesi fosse la migliore tra le seguenti:

  • Costruire un deposito unico nazionale di superficie

  • Costruire più depositi in Italia (es. nord, centro, sud)

  • Lasciare le scorie dove sono e porle in sicurezza


Sono emerse opinioni contrastanti ma anche una discussione costruttiva che ci ha permesso di evindenziare pro e contro di ognuna delle tre ipotesi dal punto di vista del cittadino. Qualche eco-attivista più radicale ci ha abbandonato soltanto per aver voluto affrontare il quesito e spezzare il silenzio sul tema. Fortunatamente tutti gli altri, la maggior parte degli iscritti, si è civilmente pronunciata su questo problema contribuendo a costruire un quadro generale dell'opinione pubblica ecologista. Tutti quanti hanno risposto positivamente all'obiettivo finale di mettere in sicurezza le scorie radioattive italiano a vantaggio e tutela della salute umana. Sul metodo per riuscirci le opinioni, però, sono state divergenti.

La maggioranza relativa degli iscritti (41,3%) si è pronunciata a favore della messa in sicurezza delle score dove oggi si trovano.

L'ipotesi del deposito unico di superficie ha comunque raccolto un abbondante 40,6% dei nostri attivisti. Tra i vantaggi espressi sul deposito unico la possibilità di stoccare in un unico posto tutte le scorie radioattive sotto il controllo militare e con minore spesa da parte dello Stato (c'è chi, tra gli esperti, ipotizza perfino un unico deposito europeo). Un'ipotesi però fortemente osteggiata dai gruppi NIMBY più radicali per la paura di vedere prescelto il proprio territorio e dover convivere con il deposito di scorie vicino casa: se a Scanzano è stata rivolta perché altrove dovrebbe accadere altrimenti? L'ipotesi di un mega deposito fa sorgere inoltre il timore che venga poi destinato ad accogliere anche scorie straniere o europee. Tralasciando le paure, resta comunque la questione realtiva al trasporto delle pericolose scorie nucleari dal luogo di produzione al deposito unico, che è problema non di poco conto.

Per queste ragioni un 41,3% degli iscritti si dichiara favorevole ad investire nella messa in sicurezza delle scorie dove ora si trovano. Un'ipotesi molto più costosa della precedente che eliminerebbe il problema del trasporto delle scorie e il rischio di proteste Nimby. Anche quest'ultima via ha però il suo svantaggio: mettere in sicurezza le scorie ove si trovano moltiplica il costo di gestione a carico dello Stato. Inoltre, gran parte delle scorie radioattive italiane sono un prodotto di scarto degli ospedali e dei centri medici, luoghi del tutto inadatti allo stoccaggio del materiale radioattivo.

La terza via proposta agli iscritti si basava sulla costruzione di depositi per macroaree. Un punto d'incontro per ridurre il trasporto delle scorie dal luogo di produzione a quello di stoccaggio e per ripartire equamente il problema tra le regioni del centro, del nord e del sud. Alcuni iscritti del meridione ci hanno inoltre fatto notare che tali depositi non dovrebbero essere realizzati a livello regionale per evitare d'essere terra di conquista da parte delle organizzazioni malavitose, ma nemmeno ricoprire territori troppo estesi per non penalizzare il principio fondamentale del "chi inquina paga". Quest'ultima via ha riscosso il 18,1% dei consensi.

Pubblichiamo questo spaccato d'opinione per cercare di contribuire alla soluzione di un problema che è di tutti.




Lo smaltimento del materiale radioattivo mediante vie illecite è la conseguenza diretta dell'assenza o della presenza inadeguata dello Stato nell'ambito dello stoccaggio. Il prolungato silenzio del governo e delle istituzioni sul tema della sicurezza delle scorie radioattive non deve essere vista come una conseguenza di Scanzano Jonico del 2003: contrari o favorevoli al deposito, tutti concordano sulla necessità di mettere in sicurezza le scorie radioattive. Come e dove saranno stoccate le scorie sarà compito della politica e delle società competenti appurarlo. La questione è ormai di elevata priorità per l'impatto ambientale e sulla salute dei cittadini e la politica italiana dovrà dimostrare di saper dare una risposta definitiva, concertata e trasparente al più presto. Su questi temi si esige trasparenza.

Associazione Ecoage


21/11/2006


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