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E' entrato in vigore il mercato delle emissioni di gas serra in cui i
paesi potranno scambiarsi le quote di emissione. Una sorta di grande borsa
dell'inquinamento per acquistare il diritto ad inquinare. Le emissioni
in eccesso non autorizzate daranno luogo a sanzioni di 40 euro per ciascuna
tonnellata di biossido di carbonio equivalente.
Il cammino del Protocollo di Kyoto verso la piena funzionalità
operativa non è però privo di ostacoli. La sua stessa entrata
in vigore sembra aver preso impreparati gran parte dei paesi firmatari.
E' il caso del Canda, le ultime dichiarazioni del ministro delle Risorse
Naturali, John Efford, il quale ha affermato recentemente la difficoltà
del Canada di rispettare gli impegni di Kyoto entro il 2012 (-6% delle
emissioni su base 1990) e subito smentito dall'intervento del premier
canadese, Paul Martin, nell'affermare la possibilità di raggiungere
gli impegni presi nonostante le difficoltà e i ritardi. Posizioni
solo in parte contrastanti che non negano una difficoltà generale
nel rispettare il protocollo di Kyoto. (fonte Corriere)
Lo stesso Parlamento Europeo ha ribadito quasi all'unanimità la
sua ferma intenzione di mantenere alto lo sforzo internazionale contro
l'effetto serra e il cambiamento climatico, invitando tutti i paesi firmatari
a fare altrettanto. Gli europarlamentari, seppure di stretta maggioranza,
hanno anche approvato un emendamento presentato da Martin Shultz (capogruppo
PSE) contro le recenti dichiarazioni del ministro dell'ambiente sull'inutilità
di un prolungamento di Kyoto nel 2012 senza la partecipazione anche di
Usa, Cina e India. Secondo il testo presentato all'Europarlamento queste
dichiarazioni possono indebolire la posizione dell'Unione Europea. Non
sono mancate comunque polemiche sul possibile uso strumentale e politico
dell'emendamento.
Tralasciando ogni considerazione politica da cui prendiamo le distanze,
è comunque chiara e comprensibile la posizione della Ue. Nella
risoluzione si invitano le presidenze di turno del 2005 a mantenere e
rafforzare l'impegno sul problema dell'inquinamento globale. (fonte Repubblica)
Nel frattempo continua anche l'azione legale della Comissione Europea
contro i quattro stati membri che non hanno ancora recepito internamente
la direttiva sullo scambio delle emissioni entro il 31 dicembre 2003:
Grecia, Francia, Italia e Belgio. I quattro paesi sono deferiti alla Corte
di Giustizia della Comunità Europea. Il recepimento incompleto
della direttiva non ha comunque impedito la nascita del mercato delle
emissioni. In Italia il Ministro dell'Ambiente si farà carico del
controllo e della regolamentazione. Nel caso italiano, la Commissione
Europea contesta all'italia anche la presentazione incompleta del piano
nazionale di assegnazione delle quote di emissioni CO2 alle rispettive
industrie nazionali.
Il lento cammino del Protocollo di Kyoto continua pertanto la sua strada.
Molti criticano la lentezza degli apparati burocratici, altri lamentano
l'inutilità del Protocollo stesso senza gli Usa a rispettarlo,
altri ancora contestano gli obiettivi troppo ambiziosi. Punti di vista
in parte anche fondati... ma in sostituzione del Protocollo di Kyoto cosa
ci sarebbe? Probabilmente nulla, pertanto meglio una strada europea lenta
ma chiara piuttosto del tipico Far West all'americana.
Ecoage 7 febbraio 2005
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