LO SVILUPPO SOSTENIBILE IN BASILICATA?
Cogliamo l’occasione: riprendiamoci il nostro futuro, il nostro territorio. "
E’ il momento di uscire allo scoperto, è il momento d’impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi": l’appello di Tiziano Terzani (Lettere contro la guerra, Tea, p.181) suona più che mai come un imperativo da cui non si può prescindere in questo preciso momento storico. L’uomo consapevole ha l’urgente e categorico dovere di agire di fronte alla devastazione morale e materiale del pianeta. "
Le economie nazionali, sia socialiste che capitaliste, agiscono per lo più come se non ci fossero costi a lungo termine per nessuno. Non esiste nessun senso di solidarietà con il futuro. Molti economisti neoclassici rifiutano ancora nettamente la stessa possibilità teorica che esistano limiti allo sviluppo e respingono l’idea che nelle loro equazioni dovrebbero comparire anche l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente. Tutto ciò che è difficilmente quantificabile viene semplicemente ignorato" sosteneva Susan Gorge ne Il debito del terzo mondo , ed.Lavoro, 1989. Più volte ho sentito il sud Italia, nel mio girovagare alla ricerca di anime sensibili alle problematiche ambientali, rispondermi: "
Siamo sempre contro tutto. Così lo sviluppo non ci toccherà mai.". Voglio esser sacrilega e sostenere che la pur martoriata Basilicata è proprio grazie alla sua inerzia che si ritrova ad esser ancora (sebbene per breve tempo) una delle regioni meno toccate dall’abusivismo edilizio costiero, malgrado l’assalto recente alle pinete, incendiate per far posto a porti di lusso e a mega-villaggi turistici nei quali passarci una settimana è un privilegio per pochi (vogliamo ricordare a tal proposito che a pochissimi km dai litorali ci sono centri abitati con case in affitto a costi molto più vantaggiosi?), malgrado il suo destino di ricettacolo di scorie tossico-radioattive che l’ecomafia calabrese pare le abbia riservato in passato. Ci sarà in questo momento qualcuno a verificare l’attendibilità delle parole del pentito che l’Espresso riportava qualche mese addietro? O tutto è destinato all’oblìo come le responsabilità dei governi passati, di tutti i governi, sul nostro degrado ambientale?. Dovremmo approfittare del nostro ritardo per sfruttare l’esperienza altrui e imbroccare la strada giusta: sviluppo sì, ma sostenibile; ricorso alle fonti di energia rinnovabile; turismo sì ma che ci valorizzi, che accolga il turista per le vie della Magna Grecia non per quelle stereotipate di discoteche e divertimentifici di bassa lega, per sfuggire ai quali il turista italiano si dirige sempre più frequentemente sulle incontaminate coste croate.
Vogliamo dire che non è la carta vincente per il sud il modello Rimini? Mi sono sempre chiesta come mai al nord la coscienza ambientalista sia più presente che al sud: più cultura? Più civiltà? Più vicinanza con le culture straniere?
La risposta più convincente l’ho trovata nell’esperienza negativa, nel conto che stanno iniziando a pagare i cittadini nelle aree industrializzate del nord Italia, sia in termini di inquinamento ambientale sia conseguentemente di salute pubblica. Svegliamoci, è ora di pensare all’ambiente non in quanto risorsa da sfruttare ma da valorizzare. Cerchiamo di pensare in “piccola scala”: non il megaimpianto, il megavillaggio, la megacentrale, ma il piccolo centro abitato con appartamenti in affitto, il pannello installato sul mio tetto, l’offerta di prodotti tipici, biologici; non il megainceneritore ma il mio impegno personale nel separare il vetro dalla carta e nel pretendere trasparenza nella gestione dei rifiuti nel mio paese. Possiamo farlo tutti: facciamolo, andiamo a pretendere la chiarezza che ci devono i nostri amministratori come rappresentanti della comunità.
Concludo col grande Terzani: “
non perdiamoci a discutere sul fatto che chiudere le fabbriche di fucili, di munizioni, di mine antiuomo o di bombe atomiche creerà disoccupati. Prima risolviamo la questione morale. Quella economica l’affronteremo dopo. O vogliamo, prima ancora di provare, arrenderci al fatto che l’economia determina tutto, che ci interessa solo quel che ci è utile?”. Aggiungerei che l’utile potremmo trovarlo nell’avviare imprese nel circuito del riciclaggio del rifiuto differenziato piuttosto che nell’edificazione di una nuova devastante centrale turbogas che l’amministrazione regional-provincial-comunale si appresta a imporre colla complicità di un sindacato poco disposto a rinnovarsi davanti alle nuove esigenze e contingenze ambientali e di un governo, di governi rei di aver per anni semplicemente ignorato ed eluso le politiche ambientali.
Gi. Lap.
Un consiglio di lettura: Lettere contro la guerra di Tiziano Terzani, Tea.
31/12/2005
< Fonti e bibliografia >