LA NEVE CHE NON C'E
La stagione autunnale quest’anno pare voler procedere all’insegna del “bel tempo”. Su “Repubblica” (7-12-2006) è comparso un titolo sinistro: “Non c’è neve nella terra di Babbo Natale”. In realtà è stato tutto previsto da anni e da diversi studi scientifici e ora ne iniziamo a scorgere gli effetti: la neve quest’anno non cade neanche in Norvegia, e siamo quasi a Natale. Le stazioni sciistiche alpine si attrezzano con autotreni di neve artificiale, i ghiacciai si ritirano ad una velocità impressionante, perfino sull’Himalaya. Sulla rivista “Limes” (suppl. al n.4 –2006) tali devastanti effetti sono stati così riassunti a p.13:
“A) Il riscaldamento globale dell’atmosfera e della superficie terrestre avverrà con un generale incremento della temperatura compreso fra 1,5 e 5,8 gradi C. In particolare interesserà in modo diverso le alte latitudini (con un incremento medio invernale maggiore che determinerà un’accelerazione nello scioglimento dei ghiacci dei mari polari), le medie latitudini (le zone temperate saranno interessate da un maggiore riscaldamento estivo mentre quello invernale si manterrà intorno alla media globale) e le basse latitudini (le zone tropicali e intertropicali saranno interessate da un minore riscaldamento rispetto alla media globale).
B) Le precipitazioni aumenteranno in modo tale da modificare il ciclo dell’acqua. Ciò dipende dalla maggiore evaporazione dei mari in conseguenza dell’incremento della temperatura media globale.
C) L’incremento del livello medio degli oceani avverrà per effetto dello scioglimento dei ghiacci polari e delle banchise. Nelle ipotesi peggiori il livello si innalzerà di circa un metro nei prossimi 100 anni mentre nelle ipotesi migliori crescerà solodi 10-20 cm.”.
A questo punto ci si chiede se il concetto di “decrescita” sostenibile, avanzato da qualche economista d’oltralpe (i nostri parlano solo di tasse), debba essere ancora considerato un’eresia o non possa finalmente essere preso in seria considerazione da tutto il mondo occidentale e da “Cindia”. Cina e India avanzano nella “civiltà” tecnologica a ritmi impressionanti, non sarebbe il caso di riaprire il dibattito su cosa debba essere considerato sviluppo? Su cosa sia la vera crescita?
Gi. Lap.
09/12/2006
< Fonti e bibliografia >