La Cina apre al taglio delle emissioni del 50% entro il 2050
La Cina apre al taglio delle emissioni del 50% entro il 2050, purché gli Stati Uniti e l'Europa sottoscrivano il loro impegno a tagliarle del 25%-40% entro il 2020. La controproposta arriva contro ogni previsione e scuote la strategia statunitense al COP15. La chiusura di Cina e India al taglio delle emissioni entro il 2050 sembrava far pensare all'ennesima Conferenza sul clima inutile, la prima dell'era Obama. Al contrario, a sorpresa la Cina si dimostra disponibile ad accettare la proposta, chiedendo però ai principali paesi industrializzati del mondo di tagliare le emissioni di gas serra entro il 2020. Un obiettivo di lungo periodo in cambio di un obiettivo di medio-breve periodo. Inutile sperare che venga accettato. La Cina si schiera dalla parte dei paesi in via di sviluppo, chiedendo che siano i Paesi ricchi, da secoli responsabili dell'inquinamento atmosferico, a fare il primo passo nella riduzione delle emissioni.
Una conferenza fallita in partenza
Il COP15 era già iniziato con la debole proposta americana del 50-20-50 (50% entro il 2050). Una richiesta di lungo periodo che di fatto svincolava gli attuali governi da qualsiasi impegno concreto per i prossimi 15-20 anni. Se questo non bastava ad affossare del tutto le speranze, si aggiungeva il netto rifiuto iniziale di Cina e India a sottoscrivere l'accordo. Agli Stati Uniti andava il merito d'averci provato. Il recente colpo di scena della Cina costringerà, adesso, gli Stati Uniti a rifiutare qualsiasi impegno di breve periodo. Dinnanzi alla proposta persino l'Unione europea traballa e si spacca in due tra possibilisti e contrari. A questo punto l'ultima parola sulla Conferenza sul clima passa al presidente Obama, uscito reduce da forti critiche nazionali e internazionali per l'assegnazione del contestato premio Nobel per la Pace 2009.
10 / 12 / 2009
< Fonti e bibliografia >