Kyoto: l'impegno dell'Europa
Il Protocollo di Kyoto è il primo tentativo di risposta al problema dell'inquinamento globale tramite il coordinamento delle politiche nazionali. L'obiettivo di Kyoto è la riduzione entro il 2012 del 8% delle emissioni rispetto al 1990. Un progetto su cui l'Europa, in particolar modo, ha sempre creduto con convinzione fin dagli inizi, nel 1997. Ogni paese membro della Ue sarà impegnato per quote diverse al raggiungimento del proprio obiettivo nazionale. Non tutti hanno avranno l'obbligo di ridurre le emissioni, alcuni paesi, come Grecia ed Irlanda, potranno anche aumentarle per non danneggiare il proprio sviluppo economico.
Lo scenario europeo non è comunque roseo. Salvo Germania e Danimarca, la maggior parte dei paesi europei è già in forte ritardo rispetto agli obiettivi. L'Italia dovrà ridurre del 6,5% le sue emissioni rispetto al 1990 ma, negli ultimi quindici anni, ha visto aumentare le emissioni di CO2 anziché diminuire. Con 543 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 l'Italia supera abbondantemente il limite delle 487 tonellate necessarie per rispettare i parametri di Kyoto.
Per favorire il raggiungimento degli obiettivi, senza un eccessivo peso per l'economia, l'Europa ha anche introdotto dei meccanismi flessibili tra i paesi membri: la cosiddetta "Borsa della CO2". I paesi europei potranno in tal modo commerciare le proprie quote di emissioni industriali.
La "borsa" ha iniziato ufficialmente a funzionare a gennaio 2005. Per potervi partecipare ogni paese ha dovuto presentare un Piano nazionale di assegnazione delle quote tra le diverse industrie, piano valido per il triennio 2005-2007. Anche in questo, purtroppo, l'Italia non si è contraddistinta positivamente. La Comunità Europea ha bocciato il piano presentato dall'Italia perché incompleto a causa della mancanza della lista degli impianti industriali coinvolti e delle relative quote associate per ogni industria. Una bocciatura condivisa dall'Italia insieme alla Polonia, alla Repubblica Ceca e alla Grecia. Gli altri 21 paesi membri della Ue sono già entrati a pieno diritto nella borsa della CO2 europea.
La strada italiana nel rispetto di Kyoto si presenta oggi tutta in salita.
< Fonti e bibliografia >