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Entrato in vigore il Protocollo di Kyoto č gią tempo di confronti tra
le politiche adottate dai paesi firmatari. La Gran Bretagna č il primo
paese in Europa ad aver preso sul serio l'effetto serra. Non potrebbe
fare altrimenti, l'isola britannica č collocata ad una latitudine sufficientemente
elevata per temere una nuova glaciazione nel caso si inceppi l'equilibrio
atlantico della corrente del Golfo. Rispetto ai propri cugini americani
non hanno sottovalutato le conseguenze di un disastro ambientale, forse
anche in virtù della limitata estensione dell'isola rispetto al
grande continente americano, ed hanno saputo coniugare la riduzione dell'inquinamento
con la produzione di ricchezza.
La Gran Bretagna ha ridotto del 16% le emissioni di gas serra rispetto
al 1990 mantenendo una crescita elevata del prodotto interno lordo.
Uno smacco per le cassandre americane contrarie al Protocollo di Kyoto
e ad ogni forma di controllo dell'inquinamento per paura di causare perdite
nella competitività industriale. Pertanto, nonostante il romanzo
americano "State of Fear" di Michael Crichton che ha diffuso negli States
la convinzione del protocollo di Kyoto frutto del "terrorismo verde" contro
le industrie americane, l'esperienza inglese sembra confermare l'esatto
opposto. Una buona politica nazionale può rispettare Kyoto e al
contempo stimolare la competitività nazionale.
Quali sono stati gli interventi inglesi? In primo luogo l'istituzione
di una tassa ambientale sulle industrie inquinanti ha favorito
l'adozione dei filtri e delle tecnologie "pulite" sugli scarichi industriali.
Il secondo asse portante della politica inglese si individua nella privatizzazione
del settore energetico vincolata alla spinta verso un maggiore uso
delle risorse energetiche rinnovabili. Il terzo asse della politica lo
si trova dal lato del consumo con l'incentivazione dell'efficienza
energetica e del risparmio (pannelli isolanti, doppi vetri, elettrodomestici
di classe energy-saving ecc).
Il futuro di Kyoto tra Stati Uniti e Gran Bretagna. I due paesi
rappresentano due facce della stessa medaglia. Una base culturale comune
lega questi due paesi nella storia dell'occidente e difficilmente muterà
in futuro. Oggi la Gran Bretagna può essere considerata come l'unico
vero ponte tra Europa e Stati Uniti nella discussione dell'effetto serra
e del "dopo Kyoto". Negli anni passati Bush ha continuamente
bocciato diversi modelli previsionali sull'effetto serra con l'accusa
di essere basati su serie storiche non realistiche e su principi incerti
e arbitrari Nel 2002 l'amministrazione Bush aveva anche annunciato la
realizzazione in proprio di tutti gli studi e le ricerche sul fenomeno
tramite enti di ricerca americani. Purtroppo questi fondi non sono mai
stati stanziati e si delinea in modo chiaro una spaccatura tra vecchio
e nuovo mondo sul problema dell'effetto serra. Il recente viaggio diplomatico
di Bush in Europa segna un passo concreto per un riavvicinamento politico
sui grandi temi della guerra e del commercio. Il Protocollo di Kyoto resta
un problema marginale rispetto ai gravi problemi globali ma non mancherą
di essere uno degli argomenti chiave nei futuri rapporti tra Europa e
Stati Uniti.
Ecoage 27/02/2005
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