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ITALIA ANCORA SENZA DEPOSITO DI SCORIE

Fra qualche giorno ricorrerà il terzo anniversario dalla vicenda del deposito di scorie di Scanzano. Come di consueto saranno organizzate cerimonie istituzionali da parte della Regione e delle associazioni coinvolte per festeggiare la vittoria dei cittadini contro il progetto di stoccare sul luogo tutte le scorie radioattive italiane. Il punto che vorremmo però evidenziare è un altro: a tre anni di distanza nulla è cambiato rispetto al 2003. Attualmente le scorie radioattive italiane restano stoccate in vari depositi temporanei, spesso non adeguati o in condizioni di rischio, come lo stesso governo citava nel 2003. Le scorie ospedaliere continuano ad essere prodotte ogni giorno da ogni centro medico italiano (lastre, risonanza ecc.) e sono di difficile smaltimento. Meritano una trattazione a parte le pericolose scorie di 3° grado, eredità delle poche centrali nucleari gestite sul territorio italiano fino agli anni '80. Hanno una durata di qualche migliaio di anni e rappresentano un pericolo d’enorme portata per l'uomo. In qualche caso queste scorie allo stato liquido sono conservate pericolosamente in depositi localizzati nelle vicinanze dei fiumi e dei corsi d'acqua, con la speranza che non ci siano mai esondazioni. Questa era la situazione a ottobre del 2003 e questa è ancora la situazione a ottobre 2006. A tre anni di distanza non sono stati fatti concreti passi in avanti verso una soluzione definitiva. Le scorie andranno all'estero per essere riprocessate per poi tornare, ma dove? Forse, avere oggi un deposito unico in grado di stoccare l'enorme quantità di materiale radioattivo di 1° e 2° grado avrebbe consentito a tutti una maggiore sicurezza, ma secondo il parere di molti esperti avrebbe costituito anche un rischio non indifferente in quanto non esistono siti geologicamente sicuri in Italia. Gran parte del materiale radioattivo sarà inviato all'estero per essere vetrificato o riprocessato. Prima o poi dovrà però tornare in Italia e quindi cosa faremo? Inoltre, non tutte le scorie saranno spedite nei centri stranieri francesi o inglesi, la gran parte del volume di scorie resterà in Italia più o meno dove si trova adesso. Il passato governo ha sicuramente sbagliato nelle modalità con cui voleva imporre il progetto del deposito alla cittadina lucana ma non nel voler affrontare il problema. Stoccare tutte le scorie radioattive in pochi depositi ben custoditi e sorvegliati resta una strada da intraprendere quanto prima. Questi rifiuti sono già oggetto di affari internazionali verso i paesi dell'Africa con il frequente fenomeno dell'affondamento delle carrette del mare cariche di scorie. Quel che viene affondato insieme alle navi non è più visibile alla nostra vista ma entra inevitabilmente a far parte di quel ciclo idrico che torna sul piatto, presto o tardi, sotto forma di carne, pesce e prodotti della terra irrigati con acqua contaminata. Un quadro triste e poco conosciuto per non creare allarmismi o per non turbare le economie agricole locali. Alla fine dovrà essere data una soluzione definitiva allo stoccaggio dei rifiuti nucleari anche in Italia. Resta purtroppo il timore che nessun governo abbia e avrà ormai più il coraggio necessario per affrontare la questione delle scorie dopo la turbolenta vicenda del metapontino. La situazione delle scorie nucleari in Italia si accinge pertanto a cristallizzarsi immutata nel tempo senza una soluzione. E i rischi per Trisaia, Caorso, Trino etc. aumentano.


06/11/2006


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