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Secondo una recente ricerca Ispo il 54% degli italiani vuole il ritorno
del nucleare. La ricerca evidenzia anche una diffusa cattiva informazione
sull'energia nucleare. A volere il nucleare sarbbero soprattutto i cittadini
laureati e residenti nei grandi centri urbani.
Ci chiediamo, allora: dove sarà costruita la prima centrale nucleare
italiana? Vicino a una grande città o in provincia? La nostra interpretazione
dei dati è alquanto ovvia: chi oggi vuole il nucleare... non lo vuole
vicino casa.
Dalla ricerca emerge il grande interesse degli italiani per le tematiche
relative all'energia. Secondo il 95% degli intervistati il costo dell'energia
è troppo alto e ben l'89% ritiene fondamentale cambiare il mix delle fonti
di energia utilizzate nel nostro paese. (fonte dati ricerca Ispo su RAI
News)
Il 70% degli intervistati dall'Ispo ritiene insensato rifiutare
la presenza di centrali nucleari sul territorio italiano, data la vicinanza
delle centrali estere a pochi chilometri oltre il confine alpino. Il 60%
ritiene, inoltre, il ritorno al nucleare un investimento scientifico e
tecnologico per il nostro paese.
Molta disinformazione sul nucleare. La ricerca Ispo sul rapporto
tra gli italiani e l'energia evidenzia anche un discreto stato d'animo
di prevenzione nei confronti dell'energia nucleare e di confusione per
effetto di una cattiva informazione. L'82% degli intervistati ritiene
la paura del nucleare infondata, il 61% considera il nucleare "inquinante"
e il 45% non è nemmeno al corrente dell'utilizzo in Italia di energia
elettrica prodotta dalle vicine centrali nucleari slovene e francesi.
La colpa del rifiuto del nucleare in Italia sarebbe pertanto di quel
39% di italiani male informati e con poca cognizione di causa sul
nucleare. La conoscenza del nucleare è prerogativa del 76% dei laureati
e del 66% dei residenti dei grandi centri urbani. E' invece inferiore
in provincia e tra i semplici diplomati.
L'Italia vuole tornare al nucleare ma non in provincia.
E' questa la nostra interpretazione dei dati. Le grandi città vorrebbero
il ritorno al nucleare e l'energia a basso costo poiché nessun
governo si sognerebbe mai di costruire una centrale nucleare vicino a
una grande città o in una zona ad alta densità di popolazione (cd
fattore antropico). In breve, le zone candidate ad ospitare centrali e
depositi di scorie sono, guarda caso, proprio le piccole province con
bassa densità di popolazione. E ci permettiamo di aggiungere... il meridione.
In estrema sintesi: le persone che oggi chiedono il nucleare non sono
le stesse che vivrebbero accanto alle centrali nucleari o ai depositi
di scorie. Ci permettiamo di ricordare la protesta di Scanzano Jonico,
quando oltre 150.000 persone di "provincia" manifestarono lungo
la statale jonica contro la sola ipotesi di un deposito di scorie. Tutti
ignoranti e malinformati? Per rendere bene l'idea dell'entità della
manifestazione basti pensare che Martin Luther King ne portò 200.000 in
strada di manifestanti nel 1963.
Se l'Italia vuole tornare al nucleare dovremmo cominciare seriamente
a rispondere alla seguente domanda: dove sarà costruita la prima centrale
nucleare italiana?
Ecoage 15 maggio 2005
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