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Speciale COP10

ITALIA FUORI DA KYOTO

L'Italia non ce la fa a rispettare il trattato e uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012. L'annuncio è stato dato durante il COP10 a Buenos Aires e segna l'ennesimo fallimento italiano nel saper affrontare situazioni complesse come l'inquinamento.

Il governo motiva la sua rinuncia a Kyoto per l'assenza di Usa, Cina e India dal protocollo. In realtà, Cina e India sono esonerati dal partecipare a Kyoto in quanto classificati come paesi in via di sviluppo. Come stabilito dal Protocollo, entreranno negli accordi nel 2012. Gli Stati Uniti, invece, hanno sempre rifiutato di ratificare il Protocollo di Kyoto. E' pertanto l'assenza degli Usa a rappresentare il motivo, o la scusa, per uscire dagli accordi di Kyoto.

L'annuncio del ministro Matteoli non ha sorpreso nessuno. L'Italia ha accumulato un tale ritardo nella politica del contenimento delle emissioni da non essere facilmente recuperabile. Ciò però non giustifica la decisione di rinunciare di fronte alle difficoltà. Altri paesi, come la Germania, riescono a rispettare i parametri di Kyoto senza subire alcuna perdita di competitività nelle imprese.

Dopo aver decantato i meriti italiani nell'aver convinto la Russia a ratificare il protocollo solo pochi mesi fa, a fine settembre 2004, oggi l'Italia annuncia di non farcela. In questo modo l'Italia dimostra, indirettamente, anche l'incapacità di porsi obiettivi ambiziosi e un atteggiamento rinunciatario nei confronti delle prime avversità. E' questa l'amara riflessione a seguito della decisione di chiudere con Kyoto.

Con molta probabilità il nostro paese non riuscirà nemmeno a rispettare gli accordi del Kyoto I. Al 2004 le emissioni di gas serra sono aumentate del +9% rispetto all'obiettivo di ridurle del -6,5%. Il piano di riduzione delle emissioni presentato dall'Italia è stato tra i pochi ad essere bocciato dall'Unione Europea. Un risultato negativo, su 25 paesi solo 4 hanno visto bocciare le loro proposte: Grecia, Polonia, Rep. Ceca e Italia. Le prospettive future non sono rosee. Secondo Maria Grazia Midulla del Wwf il piano italiano prevede l'aumento del +22,8% delle emissioni nei settori interessati. Un incremento tale da vanificare qualsiasi tentativo di rispettare i parametri di Kyoto.

Nel frattempo, il ministro Matteoli ha dichiarato anche di volersi affidare ai "meccanismi flessibili", in altre parole acquistare la riduzione di emissioni dai paesi più virtuosi. La decisione migliorerà la situazione italiana del "debito" delle emissioni ma non apporterà alcuna variazione all'assetto industriale-strutturale del nostro paese, né tantomeno migliorerà la qualità dell'aria nelle nostre città. In breve, sarà soltanto un'ulteriore voce di costo nella nostra spesa sulla bilancia dei pagamenti con l'estero.

Se l'ottimismo può salvare il nostro paese dalla crisi economica, oggi c'è da chiedersi se, come italiani, siamo ancora capaci di iniziare qualcosa e di portarla fino in fondo.

Ecoage 15/12/2004

Fonte notizia: Repubblica


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