| Tra le cause del NIMBY abbiamo
annoverato diversi aspetti: danno economico locale, eccessiva autorità
decisionale, asincronia nelle informazioni e scarsa comunicazione. Cerchiamo
ora di valutare quali possono essere le politiche che tengano conto del
NIMBY.
Danno economico locale. L’opera di interesse generale
apporta un grande vantaggio alla collettività nazionale ma penalizza
fortemente le comunità locali. E’ un dato di fatto.
Ad esempio, un’opera X (es. termovalorizzatore, deposito di scorie,
discarica ecc.) offre un beneficio sociale alla nazione pari a 100 e un
costo pari a 70. Pertanto l’opera in questione equivale a un beneficio
netto sociale di 30 (100-70) e andrebbe realizzata in nome dell'interesse
generale. Se l’intera popolazione fosse di mille persone, ogni individuo
avrebbe n beneficio netto dalla realizzazione dell'opera pari a 0,03 (30
beneficio netto sociale / 1000 cittadini). In realtà il beneficio
netto non sarà uguale per tutti. In particolar modo i cittadini
residenti nei pressi dell'opera, ad esempio 100 cittadini, sopporteranno
anche un costo sociale dovuto all’inquinamento, al rischio percepito
dalla vicinanza, alla perdita di valore degli immobili e al minore giro
di affari agricolo-turistico della zona. Poniamo per esempio che questi
cittadini subiscano un danno pari a 100 allora per questi cittadini residenti
la realizzazione dell’opera non apporterà alcun beneficio
netto, subiranno invece un'elevata perdita economica netta pari a –70
(100-70-100). Ogni cittadino residente subirà pertanto un costo
netto percepito di –0,7. E’ quindi razionale la protesta in
termini di “Not In My Back Yard”. Soltanto una politica basata
sulla compensazione del danno potrà favorire il dialogo razionale
tra comunità locale e autorità centrale.
Evitare le decisioni troppo autoritarie. L’imposizione
delle scelte di localizzazione delle opere di interesse nazionale non
rappresenta più la politica più efficace adottabile dal
policy maker. Le decisioni sulla localizzazione sono generalmente prese
a maggioranza nazionale tenendo conto degli interessi generali e delle
pressioni delle lobbies. La decisione di localizzazione intacca però
la vita di intere comunità locali, le quali pur restando una minoranza
sul territorio nazionale rappresentano una forte maggioranza in ambito
locale. E’ pertanto difficile imporre una scelta se i cittadini
del luogo la rifiutano. La strada più efficace è quella
dell’analisi delle cause del rifiuto per poterle rimuovere attraverso
una negoziazione. L’imposizione “dall’alto” è
percepita come un aggravante al fastidio stesso dell’opera. Crea
una situazione di “muro contro muro” in cui
le comunità locali trovano spesso l’appoggio solidale di
altre comunità locali non coinvolte nel problema. Il problema locale
si estende sui media nazionali e, in alcuni casi, diventa un argomento
di carattere internazionale. Il tipico caso dell'inefficacia di una decisione
imposta è ben evidenziato nella vicenda italiana di Scanzano Jonico
nel 2003.
La comunicazione ambientale. I cittadini non possiedono
le stesse informazioni dei politici o dei tecnici. Il rischio o il danno
percepito dai cittadini residenti nei pressi di un’opera di interesse
nazionale è pertanto diverso da quello teorico ipotizzato da scienziati
e tecnici. L’importanza della percezione sociale non va sottovalutata
poiché è alla base di qualsiasi protesta sociale. Tacciare
di ignoranza i cittadini, come spesso accade in questi casi, è
un boomerang molto pericoloso poiché si riflette sulla scarsa capacità
dei politici nel comunicare con i cittadini.
La comunicazione ambientale è un’attività che vede
coinvolti tre attori:
1) I tecnici e gli scienziati forniscono le argomentazioni
tecniche e i dati scientifici ai politici.
2) I politici prendono la decisione di realizzazione
dell'opera nazionale in base a un'analisi costi-benefici allargata o politica.
3) I cittadini residenti dovranno ospitare sul loro territorio
l’opera di interesse nazionale.
Qualsiasi processo decisione che estrometta il coinvolgimento
del terzo attore, i cittadini, è destinato a fallire.
Il punto di vista degli scienziati (1) identifica il punto di partenza
di ogni decisione pubblica ma non anche il punto d'arrivo. La valutazione
da parte della classe politica (2) dovrà valutare l’importanza
dell’opera in ottica generale per la nazione facendo però
attenzione anche alla valutazione sociale dei cittadini coinvolti in ambito
locale (3), i quali potrebbero anche contestare l’intera opera e
impedirne la realizzazione. Le proteste sorte in ambito locale coinvolgono
tutte le fasce sociali della popolazione. Vere e proprie maggioranze locali
composte da padri e madri di famiglia, da imprenditori e lavoratori, da
professionisti e, in molti casi, anche da rappresentanti delle istituzioni
locali. E’ pertanto difficile imporre una scelta di interesse nazionale,
la solidarietà tra cittadini trasforma la protesta locale in un
problema di natura “umana” e le scelte del governo centrale,
anche se giuste, assumono un aspetto negativo agli occhi di tutti.
|