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ECONOMICITA' DEI SERVIZI
I prezzi dell’energia nel nostro paese si pongono, nel confronto internazionale,
tra i più alti in Europa, anche se il divario risulta in riduzione, per
i maggiori aumenti registrati negli altri paesi della UE. Ciò vale sia
per il mercato vincolato dall’energia elettrica (rappresentato fino a
luglio 2007 da consumatori minori e famiglie) sia per i clienti che già
sono liberi di contrattare direttamente con venditori o produttori. Va
comunque rilevato che il corrente andamento dei prezzi del petrolio e
degli idrocarburi sul mercato mondiale (combustibili da cui molto dipende
il nostro mercato) segna valori ancora preoccupanti; essi, anche in ragione
dei nuovi cambi euro/dollaro, si stanno mantenendo su livelli molto elevati,
con punte storiche che hanno superato, nei giorni scorsi, i 48 euro al
barile. Tali costi dei combustibili, associati a recenti decisioni onerose
del TAR Lombardia, a ultime norme fiscali, all’ancor lento dispiegarsi
della concorrenza nel mercato energetico, rendono molto problematico il
contenimento dei prezzi e delle tariffe di elettricità e gas.
Elettricità
Per le utenze industriali, i prezzi dell’elettricità, sia al netto che
al lordo delle imposte, restano al di sopra della media europea. In particolare,
per le classi centrali di consumo industriale, ovvero tra i 2 e i 20 milioni
di kWh/anno, lo scostamento dei prezzi italiani, al netto delle imposte,
supera il 35 per cento. Sempre al netto delle imposte, l’energia elettrica,
per le classi più basse di consumo industriale, ha evidenziato nel 2004
un aumento superiore a 3 punti percentuali rispetto alla media europea;
di contro, per le utenze con consumi più elevati si registra un calo di
5 punti percentuali. Complessivamente e rispetto alle variazioni in aumento
della media dei paesi europei, il divario economico nazionale ha cominciato
ad evidenziare una leggera riduzione. Per il mercato vincolato la tariffa
media nazionale è di 10,67 c /kWh, al netto delle imposte che rappresentano
il 10 per cento circa del totale lordo. Nonostante gli sforzi per il contenimento
tariffario i valori fissati per il trimestre corrente sono tornati a quelli
del 2003, risultando così superiori del 6,3 per cento in termini correnti
e del 4,6 per cento in termini costanti rispetto a quelli dello stesso
periodo del 2004. Confrontando l’attuale tariffa con quella dello stesso
periodo del 1999, anno di avvio della liberalizzazione, si riscontra un
aumento del 20,8 per cento a valori correnti e del 4,6 per cento a valori
costanti, a fronte di un aumento del 260 per cento delle quotazioni petrolifere.
Analizzando la tariffa per il vincolato nelle sue voci, si riscontra da
anni una riduzione continua delle componenti regolate dall’Autorità; infatti,
i costi per la trasmissione, distribuzione e vendita, che pesano in tariffa
solo per il 21,6 per cento, hanno già raggiunto livelli migliori della
media europea. L’Autorità dedica particolare attenzione anche alla componente
parafiscale “oneri di sistema“ (che rappresenta il 10,7 per cento della
tariffa) al fine di contenerla o ridurla; per questo è stata attivata
anche una vasta campagna di controlli ed ispezioni per colpire eventuali
onerosità improprie, soprattutto per le parti più significative, come
il cosiddetto CIP 6 e le integrazioni tariffarie alle imprese elettriche
minori. In parallelo e fatte salve le iniziative a favore della ricerca
e sviluppo, vanno evitati ulteriori impegni (ad esempio estensioni temporali
e settoriali di agevolazioni tariffarie per alcuni segmenti industriali)
o prelievi (ad esempio quelli dai fondi destinati allo smantellamento
delle centrali nucleari o per l’ICI sulle centrali elettriche) che appesantiscono
i prezzi dell’energia. La componente tariffaria preponderante è quella
legata ai prezzi della produzione; essa rappresenta il 67,8 per cento
della tariffa netta. Il suo peso è strutturale ed è particolarmente rilevante
nel caso italiano; in parte a causa della dinamica concorrenziale ancora
insufficiente, ma prevalentemente per la forte esposizione dei costi della
produzione elettrica nazionale a quelli del petrolio. La generazione italiana
dipende infatti per quasi il 60 per cento da gas naturale e olio combustibile,
mentre la media europea (comprensiva quindi anche del dato italiano) si
affida per la stessa percentuale a carbone e nucleare. Perciò, particolare
attenzione va dedicata alla diversificazione del nostro mix di produzione
e al crescente peso in esso del gas naturale. Una stima, che considera
l’entrata in esercizio di tutte le centrali già programmate, pone la quota
gas sopra il 50 per cento in pochissimi anni. Per questo, ci si deve pure
battere affinché, durante l’auspicato sganciamento dal mercato del petrolio,
non ci si arrenda ad un prezzo del gas ancora troppo parametrato allo
stesso petrolio. Come già accennato, l’alto prezzo della generazione in
Italia è in parte riconducibile anche ad un mercato che non ha ancora
dispiegato a pieno gli effetti della liberalizzazione e della concorrenza.
Tuttavia, l’entrata in funzione di nuove centrali, il conseguente miglioramento
dell’efficienza del parco produttivo, la trasparenza che via via si consolida
anche grazie alla borsa, le misure regolatorie e legislative adottate
cominciano a produrre qualche positivo segnale di prezzo, almeno in alcune
fasce orarie e in quelle zone del paese in cui si concentra una maggiore
capacità di generazione. Si tratta di dinamiche competitive e di iniziative
che l’Autorità intende sostenere, con la collaborazione di tutti gli stakeholders
del settore. Permangono poi forti differenze tra le diverse categorie
di consumatori. Per i clienti domestici sussiste una struttura tariffaria
indiscriminatamente progressiva, accentuata dalla fiscalità, e che, nella
versione ancora più diffusa monooraria, non incentiva adeguatamente gli
utilizzi energetici razionali. L’italiano single, ad esempio, con livelli
di consumo più bassi (tra 600 e 1.200 kWh annui) paga prezzi pari anche
alla metà di quelli prevalenti in Europa; le utenze per famiglie numerose
e con consumi più elevati (compresi tra i 3.500 kWh e 7.500 kWh) presentano
invece livelli di prezzo, al netto delle imposte, al di sopra della media
europea per un divario del 42 per cento, divario comunque in riduzione
di cinque punti percentuali rispetto a quello dello scorso anno. Ciò evidenzia
l’importanza di strutturare le tariffe secondo una logica che meglio induca
tutti i clienti verso comportamenti energetici virtuosi, salvaguardando
i soggetti bisognosi di un supporto sociale; in questo senso attendiamo
i necessari indirizzi, dal Governo e dal Parlamento, per avviare la definizione
di tariffe sociali, nel quadro di una revisione complessiva della struttura
tariffaria. Tale revisione consentirebbe di fornire una base migliore
anche allo svilupparsi di nuove, più ampie e sempre meglio articolate
tariffe multiorarie, già proposte da qualche distributore ma con impatto
ancora limitato per i consumi medi e piccoli. Infatti, pur registrando
con soddisfazione che negli ultimi mesi più di 350 mila clienti hanno
scelto tariffe biorarie, riteniamo che, in questo campo, si possa e si
debba fare di più, assumendo iniziative anche per le attività di misura.
Gas
Per quanto riguarda il settore del gas sarò più breve, perché alcuni
aspetti sono stati già trattati con la parte di questa presentazione dedicata
al mercato e perché l’Autorità fissa soltanto una tariffa di riferimento,
essendo tutti i consumatori già liberi di scegliere il proprio fornitore.
La tariffa di riferimento, che comunque i venditori sono tenuti ad offrire,
è di 60,06 c al metro cubo, al lordo delle imposte; essa è aumentata del
6,1 per cento a valori correnti (4,3 per cento a valori costanti), confrontando
il trimestre attuale con lo stesso periodo del 2004; ciò sopratutto a
causa dell’andamento dei prezzi internazionali degli idrocarburi. Rispetto
allo stesso periodo del 2000, anno di avvio della liberalizzazione per
il gas, a fronte di un prezzo del petrolio aumentato più del 70 per cento,
l’attuale tariffa è aumentata del 2,9 per cento a valori correnti, mentre
è diminuita dell’8 per cento a valori costanti. I prezzi, anche al netto
delle imposte, sono in generale superiori alla media europea e mostrano
sensibili differenze, in funzione dei consumi, tra le diverse categorie
di clienti. Mentre le piccole utenze domestiche beneficiano di un gas
tra i meno costosi d’Europa, l’onere del consumo per riscaldamento, individuale
o collettivo, risulta del 14 per cento circa superiore alla media europea.
Sono invece allineati alla media europea i valori per i consumi attorno
al milione di metri cubi all’anno, ma la differenza rispetto all’Europa
torna a salire per volumi superiori; un’industria, ad esempio, che consumi
10 milioni di metri cubi all’anno, paga il gas l’11 per cento in più di
un suo concorrente della UE. In molte situazioni, la scarsa competitività
nel mercato ha di fatto consentito ai venditori di non trasferire adeguatamente
sui clienti finali la sensibile riduzione via via determinata dalla Autorità
per i costi dei servizi infrastrutturali regolati, trasporto e distribuzione,
che rilevano per il 19 per cento della tariffa di riferimento, al lordo
delle imposte. Sulla tariffa, la materia prima incide per il 25,7 per
cento. Tale ammontare è giudicato dall’Autorità non proporzionato agli
effettivi costi di approvvigionamento del gas, che solo in parte sono
correlati a quelli del petrolio. Per questo l’Autorità, con una delibera
del dicembre 2004, aveva ridotto il costo di approvvigionamento riconosciuto
nell’ambito della tariffa, ma tale delibera è stata successivamente sospesa
dal TAR Lombardia, in attesa dell’udienza di merito che si terrà nei prossimi
giorni. La sospensione ha causato un aumento delle tariffe dell’1,6 per
cento che attualmente grava sull’utenza; si confida che tale aumento possa
essere recuperato, posto che i dati in possesso dell’Autorità confermano,
senza dubbio, che la media dei costi di approvvigionamento di gas in Italia
è cresciuta di meno di quanto oggi riconosciuto in tariffa; ciò sta determinando
una ingiusta sovra remunerazione a solo beneficio delle imprese. Va infine
segnalato che le imposte incidono sulla tariffa del gas per una percentuale
robusta e superiore a quella delle tariffe elettriche. I prezzi italiani
risentono, infatti, di un carico fiscale che, per chi consuma meno di
200 mila mc/anno, raggiunge il 45 per cento del prezzo finale. Su tale
argomento e sull’esigenza di una ristrutturazione del prelievo fiscale
(accise, IVA, addizionale regionale) gravante sui prezzi del gas e dell’elettricità,
l’Autorità considera opportuno un approfondimento con il Parlamento ed
il Governo, anche sulla base delle segnalazioni già in passato avanzate.
Presentazione del presidente Alessandro Ortis:
Introduzione | Scenario
internazionale | Quadro
normativo europeo | Assetto
normativo nazionale | Liberalizzazioni,
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dei servizi | Affidabilità
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