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Relazione annuale dell'Authority per l'energia

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 Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull'attività svolta - 23 giugno 2005

 

ECONOMICITA' DEI SERVIZI

I prezzi dell’energia nel nostro paese si pongono, nel confronto internazionale, tra i più alti in Europa, anche se il divario risulta in riduzione, per i maggiori aumenti registrati negli altri paesi della UE. Ciò vale sia per il mercato vincolato dall’energia elettrica (rappresentato fino a luglio 2007 da consumatori minori e famiglie) sia per i clienti che già sono liberi di contrattare direttamente con venditori o produttori. Va comunque rilevato che il corrente andamento dei prezzi del petrolio e degli idrocarburi sul mercato mondiale (combustibili da cui molto dipende il nostro mercato) segna valori ancora preoccupanti; essi, anche in ragione dei nuovi cambi euro/dollaro, si stanno mantenendo su livelli molto elevati, con punte storiche che hanno superato, nei giorni scorsi, i 48 euro al barile. Tali costi dei combustibili, associati a recenti decisioni onerose del TAR Lombardia, a ultime norme fiscali, all’ancor lento dispiegarsi della concorrenza nel mercato energetico, rendono molto problematico il contenimento dei prezzi e delle tariffe di elettricità e gas.

Elettricità

Per le utenze industriali, i prezzi dell’elettricità, sia al netto che al lordo delle imposte, restano al di sopra della media europea. In particolare, per le classi centrali di consumo industriale, ovvero tra i 2 e i 20 milioni di kWh/anno, lo scostamento dei prezzi italiani, al netto delle imposte, supera il 35 per cento. Sempre al netto delle imposte, l’energia elettrica, per le classi più basse di consumo industriale, ha evidenziato nel 2004 un aumento superiore a 3 punti percentuali rispetto alla media europea; di contro, per le utenze con consumi più elevati si registra un calo di 5 punti percentuali. Complessivamente e rispetto alle variazioni in aumento della media dei paesi europei, il divario economico nazionale ha cominciato ad evidenziare una leggera riduzione. Per il mercato vincolato la tariffa media nazionale è di 10,67 c /kWh, al netto delle imposte che rappresentano il 10 per cento circa del totale lordo. Nonostante gli sforzi per il contenimento tariffario i valori fissati per il trimestre corrente sono tornati a quelli del 2003, risultando così superiori del 6,3 per cento in termini correnti e del 4,6 per cento in termini costanti rispetto a quelli dello stesso periodo del 2004. Confrontando l’attuale tariffa con quella dello stesso periodo del 1999, anno di avvio della liberalizzazione, si riscontra un aumento del 20,8 per cento a valori correnti e del 4,6 per cento a valori costanti, a fronte di un aumento del 260 per cento delle quotazioni petrolifere. Analizzando la tariffa per il vincolato nelle sue voci, si riscontra da anni una riduzione continua delle componenti regolate dall’Autorità; infatti, i costi per la trasmissione, distribuzione e vendita, che pesano in tariffa solo per il 21,6 per cento, hanno già raggiunto livelli migliori della media europea. L’Autorità dedica particolare attenzione anche alla componente parafiscale “oneri di sistema“ (che rappresenta il 10,7 per cento della tariffa) al fine di contenerla o ridurla; per questo è stata attivata anche una vasta campagna di controlli ed ispezioni per colpire eventuali onerosità improprie, soprattutto per le parti più significative, come il cosiddetto CIP 6 e le integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori. In parallelo e fatte salve le iniziative a favore della ricerca e sviluppo, vanno evitati ulteriori impegni (ad esempio estensioni temporali e settoriali di agevolazioni tariffarie per alcuni segmenti industriali) o prelievi (ad esempio quelli dai fondi destinati allo smantellamento delle centrali nucleari o per l’ICI sulle centrali elettriche) che appesantiscono i prezzi dell’energia. La componente tariffaria preponderante è quella legata ai prezzi della produzione; essa rappresenta il 67,8 per cento della tariffa netta. Il suo peso è strutturale ed è particolarmente rilevante nel caso italiano; in parte a causa della dinamica concorrenziale ancora insufficiente, ma prevalentemente per la forte esposizione dei costi della produzione elettrica nazionale a quelli del petrolio. La generazione italiana dipende infatti per quasi il 60 per cento da gas naturale e olio combustibile, mentre la media europea (comprensiva quindi anche del dato italiano) si affida per la stessa percentuale a carbone e nucleare. Perciò, particolare attenzione va dedicata alla diversificazione del nostro mix di produzione e al crescente peso in esso del gas naturale. Una stima, che considera l’entrata in esercizio di tutte le centrali già programmate, pone la quota gas sopra il 50 per cento in pochissimi anni. Per questo, ci si deve pure battere affinché, durante l’auspicato sganciamento dal mercato del petrolio, non ci si arrenda ad un prezzo del gas ancora troppo parametrato allo stesso petrolio. Come già accennato, l’alto prezzo della generazione in Italia è in parte riconducibile anche ad un mercato che non ha ancora dispiegato a pieno gli effetti della liberalizzazione e della concorrenza. Tuttavia, l’entrata in funzione di nuove centrali, il conseguente miglioramento dell’efficienza del parco produttivo, la trasparenza che via via si consolida anche grazie alla borsa, le misure regolatorie e legislative adottate cominciano a produrre qualche positivo segnale di prezzo, almeno in alcune fasce orarie e in quelle zone del paese in cui si concentra una maggiore capacità di generazione. Si tratta di dinamiche competitive e di iniziative che l’Autorità intende sostenere, con la collaborazione di tutti gli stakeholders del settore. Permangono poi forti differenze tra le diverse categorie di consumatori. Per i clienti domestici sussiste una struttura tariffaria indiscriminatamente progressiva, accentuata dalla fiscalità, e che, nella versione ancora più diffusa monooraria, non incentiva adeguatamente gli utilizzi energetici razionali. L’italiano single, ad esempio, con livelli di consumo più bassi (tra 600 e 1.200 kWh annui) paga prezzi pari anche alla metà di quelli prevalenti in Europa; le utenze per famiglie numerose e con consumi più elevati (compresi tra i 3.500 kWh e 7.500 kWh) presentano invece livelli di prezzo, al netto delle imposte, al di sopra della media europea per un divario del 42 per cento, divario comunque in riduzione di cinque punti percentuali rispetto a quello dello scorso anno. Ciò evidenzia l’importanza di strutturare le tariffe secondo una logica che meglio induca tutti i clienti verso comportamenti energetici virtuosi, salvaguardando i soggetti bisognosi di un supporto sociale; in questo senso attendiamo i necessari indirizzi, dal Governo e dal Parlamento, per avviare la definizione di tariffe sociali, nel quadro di una revisione complessiva della struttura tariffaria. Tale revisione consentirebbe di fornire una base migliore anche allo svilupparsi di nuove, più ampie e sempre meglio articolate tariffe multiorarie, già proposte da qualche distributore ma con impatto ancora limitato per i consumi medi e piccoli. Infatti, pur registrando con soddisfazione che negli ultimi mesi più di 350 mila clienti hanno scelto tariffe biorarie, riteniamo che, in questo campo, si possa e si debba fare di più, assumendo iniziative anche per le attività di misura.

Gas

Per quanto riguarda il settore del gas sarò più breve, perché alcuni aspetti sono stati già trattati con la parte di questa presentazione dedicata al mercato e perché l’Autorità fissa soltanto una tariffa di riferimento, essendo tutti i consumatori già liberi di scegliere il proprio fornitore. La tariffa di riferimento, che comunque i venditori sono tenuti ad offrire, è di 60,06 c al metro cubo, al lordo delle imposte; essa è aumentata del 6,1 per cento a valori correnti (4,3 per cento a valori costanti), confrontando il trimestre attuale con lo stesso periodo del 2004; ciò sopratutto a causa dell’andamento dei prezzi internazionali degli idrocarburi. Rispetto allo stesso periodo del 2000, anno di avvio della liberalizzazione per il gas, a fronte di un prezzo del petrolio aumentato più del 70 per cento, l’attuale tariffa è aumentata del 2,9 per cento a valori correnti, mentre è diminuita dell’8 per cento a valori costanti. I prezzi, anche al netto delle imposte, sono in generale superiori alla media europea e mostrano sensibili differenze, in funzione dei consumi, tra le diverse categorie di clienti. Mentre le piccole utenze domestiche beneficiano di un gas tra i meno costosi d’Europa, l’onere del consumo per riscaldamento, individuale o collettivo, risulta del 14 per cento circa superiore alla media europea. Sono invece allineati alla media europea i valori per i consumi attorno al milione di metri cubi all’anno, ma la differenza rispetto all’Europa torna a salire per volumi superiori; un’industria, ad esempio, che consumi 10 milioni di metri cubi all’anno, paga il gas l’11 per cento in più di un suo concorrente della UE. In molte situazioni, la scarsa competitività nel mercato ha di fatto consentito ai venditori di non trasferire adeguatamente sui clienti finali la sensibile riduzione via via determinata dalla Autorità per i costi dei servizi infrastrutturali regolati, trasporto e distribuzione, che rilevano per il 19 per cento della tariffa di riferimento, al lordo delle imposte. Sulla tariffa, la materia prima incide per il 25,7 per cento. Tale ammontare è giudicato dall’Autorità non proporzionato agli effettivi costi di approvvigionamento del gas, che solo in parte sono correlati a quelli del petrolio. Per questo l’Autorità, con una delibera del dicembre 2004, aveva ridotto il costo di approvvigionamento riconosciuto nell’ambito della tariffa, ma tale delibera è stata successivamente sospesa dal TAR Lombardia, in attesa dell’udienza di merito che si terrà nei prossimi giorni. La sospensione ha causato un aumento delle tariffe dell’1,6 per cento che attualmente grava sull’utenza; si confida che tale aumento possa essere recuperato, posto che i dati in possesso dell’Autorità confermano, senza dubbio, che la media dei costi di approvvigionamento di gas in Italia è cresciuta di meno di quanto oggi riconosciuto in tariffa; ciò sta determinando una ingiusta sovra remunerazione a solo beneficio delle imprese. Va infine segnalato che le imposte incidono sulla tariffa del gas per una percentuale robusta e superiore a quella delle tariffe elettriche. I prezzi italiani risentono, infatti, di un carico fiscale che, per chi consuma meno di 200 mila mc/anno, raggiunge il 45 per cento del prezzo finale. Su tale argomento e sull’esigenza di una ristrutturazione del prelievo fiscale (accise, IVA, addizionale regionale) gravante sui prezzi del gas e dell’elettricità, l’Autorità considera opportuno un approfondimento con il Parlamento ed il Governo, anche sulla base delle segnalazioni già in passato avanzate.

Presentazione del presidente Alessandro Ortis:
Introduzione
| Scenario internazionale | Quadro normativo europeo | Assetto normativo nazionale | Liberalizzazioni, mercato e concorrenza | Economicità dei servizi | Affidabilità e qualità dei servizi | Controlli, ispezione e contenzioso | Sviluppi organizzativi | Orientamenti per l'azione futura |

 

 

 

 


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