| Ogni democrazia moderna è
basata sul principio della maggioranza e della tutela delle minoranze.
L’interesse generale della nazione prevale su ogni particolarismo
o localismo. Negli ultimi anni, però, il contesto territoriale
locale ha assunto un’importanza crescente al punto che lo stesso
concetto di federalismo è diventato oggetto del dibattito giuridico-istituzionale.
Parallelamente è cresciuto anche il fenomeno del NIMBY.
Un neologismo basato sull’acronimo Not In My Back Yard per identificare
la naturale opposizione delle comunità locali a ospitare opere
di interesse nazionale sul proprio territorio. Il NIMBY è stato
dipinto in chiave negativa come una sorta di egoismo dei “pochi”
nei confronti dell’interesse generale. In realtà c’è
qualcosa si più e rinnegare l’esistenza del NIMBY può
soltanto causare l’immobilismo delle scelte di interesse nazionale
o il sorgere di spaccature sociali o di animate proteste da parte dei
cittadini del posto.
In passato il NIMBY non esisteva ed è pertanto errato riallacciarsi
alle vecchie politiche di governo basate sull’imposizione della
scelta in nome dell’interesse collettivo. E’ preferibile essere
realisti, conoscere l’origine dei fenomeni del NIMBY e porvi rimedio.
Rinnegare il NIMBY è pertanto un errore della
vecchia politica basata sull’imposizione dall’alto. Quanto
più una scelta è imposta tanto più animata sarà
la protesta. Con il crescere delle contestazioni la classe politica che
vive di consensi tende a congelare le scelte facendo prevalere l’immobilismo
o la penalizzazione della comunità che protesta di meno (gioco
alla Hobbes).
In questa rubrica proveremo a costruire un dossier dedicato esclusivamente
al fenomeno del NIMBY, alle sue origini e alle possibili soluzioni da
adottare. Un dossier scritto con la collaborazione di tutti coloro che
vorranno inviare il proprio punto di vista, la propria esperienza o un
contributo di conoscenza sull'argomento.
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