| Come comunicare. Evitare
la propaganda. La comunicazione ambientale tra l’autorità
di livello superiore e la comunità locale non deve degenerare nella
mera propaganda. Il conflitto d’interesse sulla realizzazione dell'opera
d'interesse generale potrà essere superato soltanto se l’informazione
a valore aggiunto offrirà ai cittadini gli stessi strumenti
di valutazione del policy maker. E’ pertanto necessaria la “trasparenza”
e la “professionalità” delle informazioni
in ogni fase del processo di comunicazione. Altrettanto importante è
la "credibilità" di un organo terzo
(associazione, ente scientifico indipendente ecc.) che garantisca le informazioni.
Il processo di comunicazione efficace non è monodirezionale
ma costruito sull’interazione centro-periferia. Un tipico
errore delle decisioni “cadute dall’alto” è quello
di orientare le comunicazioni in modo unidirezionale dall’autorità
superiore a quella locale senza alcuna possibilità di replica.
In questo modo si preclude alle comunità locali di partecipare
attivamente al processo di comunicazione. E’ fondamentale saper
“comunicare” almeno quanto saper “ascoltare”
i feed back provenienti dalle comunità locali. La presenza
di enti o soggetti terzi accreditati nel mondo scientifico a livello internazionale
può favorire la rassicurazione e la credibilità delle informazioni
e favorire il dialogo tra autorità centrale e comunità locale.
L’assenza di feed back, di trasparenza e di professionalità
nelle informazioni trasforma l’attività di comunicazione
in mera propaganda. In questi contesti la propaganda, se percepita
come tale dai cittadini, ha l’effetto opposto, alimenta i dubbi
e i sospetti sulle reali intenzioni del policy maker.
La propaganda equivale a un’attività di ipersemplificazione
delle informazioni. Da un lato permette la divulgazione della conoscenza
"semplificata", dall’altro favorisce l'esistenza delle
posizioni estreme del tipo “tutto bello” o “tutto brutto”.
La semplificazione implica l'interpretazione di parte. L'eccessivo ottimismo
dei tecnici sarà vissuto con sospetto e, nello stesso tempo, faranno
breccia le tesi catastrofiste. Le attività di propaganda trovano
spesso il favore dei media, i quali mostrano una grande attenzione per
le caratterizzazioni forti per colpire l’opinione pubblica. In questi
casi prevale sempre l’immobilismo, ossia la classe politica non
prende alcuna decisione per evitare di subire danni alla propria reputazione
politica o presso il proprio elettorato. La propaganda non favorisce il
dialogo e il confronto. E' inconciliabile con l’attività
di negoziazione necessaria per giungere al superamento del NIMBY.
La propaganda si trasforma pertanto in un boomerang per il policy
maker interessato alla realizzazione dell’opera.
Saper comunicare con trasparenza le informazioni relative all’opera,
valutando l’impatto sociale “insieme” alle comunità
locali offre maggiori probabilità di successo finale.
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