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UN FUTURO SENZA GUERRA E PETROLIO

Dopo gli attentati di Londra assistiamo oggi a quelli in Egitto. L'ennesimo atto terroristico contro una ben identificata popolazione, quella occidentale. In questi momenti è inevitabile fare alcune riflessioni sui motivi all'origine di questa forma di odio culturale in grado di sopirsi per anni e poi riemergere improvvisamente in molti kamikaze.

Fin dall'attentato alle Twin Towers del 11 settembre abbiamo assistito, stupiti, alla scoperta di attentatori della porta accanto. Persone apparentemente integrate nella società occidentale ma pronte a immolarsi contro altre persone innocenti. Lo stesso sembra essere accaduto agli attentati di Londra o in Iraq dove molte persone sono rientrate per diventare kamikaze. Sono notizie apprese ogni giorno dalla lettura di qualsiasi quotidiano. E, lo precisiamo, senza alcun riferimento razziale o culturale. Dal nostro punto di vista ogni persona al mondo è uguale a tutte le altre.

Ci si dovrebbe allora chiedere i motivi che stanno all'origine di quest'odio atavico verso l'occidente. Scopriremmo di essere gli eredi di un occidente non sempre benevolo nei confronti dei paesi in via di sviluppo. La storia del novecento è ricca di avvenimenti bellici in Medio Oriente con l'intervento militare diretto o indiretto di qualche potenza occidentale. La presenza occidentale delle "Sette Sorelle", le guerre per il controllo del Canale di Suez, il rovesciamento in Iran del governo nazionalista di Mossadegh nel 1953 fino alla recente guerra in Iraq, decisa al solo scopo di controllare le riserve petrolifere di quel paese. Portiamo la democrazia in Iraq? In realtà l'ultimo intervento in Iraq mirava al solo scopo di rovesciare l'ennesimo governo scomodo per l'occidente e favorire la gestione occidentale degli scambi petroliferi. E' sufficiente leggere la storia del novecento per rendersene conto. Una presenza occidentale diventata simbolo di occupazione e, pertanto, non gradita alle persone del luogo.

Giungiamo quindi al motivo fondamentale. Il petrolio. Questa risorsa di energia è tipicamente concentrata in poche aree del mondo che, seppure desertiche, sono diventate cause di guerra o di terrorismo in un mondo troppo dipendente dall'oro nero.

Proviamo a chiederci come sarebbe il mondo senza la dipendenza dal petrolio. Ci sarebbero ancora guerre per il petrolio? Se il mondo si affrancasse dal petrolio o riducesse la sua importanza nel mix energetico non ci sarebbe più alcun motivo geopolitico per le potenze occidentali di occupare o interferire nelle aree mediorientali con logiche ereditate dal passato coloniale. Il percorso verso la democrazia è una conquista dei cittadini e i paesi del sud del mondo troverebbero comunque il loro percorso con l'aiuto delle organizzazioni internazionali come l'ONU.

Come liberarsi dal petrolio in futuro? Le strade su cui riflettere sono svariate, ad esempio il risparmio enegetico, ma preferiamo andare all'origine del problema: i carburanti e l'elettricità. Nel prossimo futuro, circa dieci anni, inizieranno ad essere vendute su scala le automobili a idrogeno e, come ben sappiamo, questo carburante è un vettore di energia producibile da altre forme di energia come le energie rinnovabili (solare, fotovoltaico, eolico) ma anche l'energia nucleare. Queste ultime fonti di energia sono indispensabili anche per produrre elettricità senza dipendere eccessivamente dall'importazione di materie prime petrolifere. Allo stesso modo andrebbero presi seriamente i biocarburanti o le biomasse prodotte dalle aziende agricole europee o, in ambito concorrenziale, da molti paesi del sud del mondo. Scenari futuri spesso ostacolati dallo status quo commerciale dei nostri giorni da una società capace di giustificare guerre in Iraq e tollerare la risposta terroristica pur di non cambiare gli interessi del mercato.

Il mondo cambierà lentamente, con piccoli passi, ma inevitabilmente questi saranno gli scenari alternativi al petrolio. E' compito di tutti riflettere sul modo più rapido per diventare indipendenti dal petrolio mediorientale.

E, forse, avremo un futuro fatto di pacifica convivenza globale.

Ecoage 23/07/2005

 

 

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