Governo italiano: bocciato su clima e ambiente
L'Italia non sta giocando un ruolo positivo nella complessa discussione internazionale su clima ed energia sostenibile. La minaccia di imporre il veto italiano sul pacchetto 20-20-20 in seno alla UE, appoggiato anche dalla Polonia, ci riporta indietro nel tempo, facendoci rivivere i momenti del passato in cui Kyoto, per gli stessi identici motivi, non fu firmato da Usa e Australia. I ghiacci si sciolgono, lo smog aumenta, le persone muoiono di cancro, il surriscaldamento globale non è più una ipotesi scientifica... ma tutto ciò non sembra bastare a placare la logica radicale d'impresa. Concetti come lo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente, da vent'anni divulgati teoricamente nelle facoltà di economia e commercio anche italiane, di fatto non rientrano nel dizionario abituale di una parte del mondo d'impresa e del genere umano, di quella stessa parte dell'umanità che finora ha causato le conseguenze climatiche pagate da tutti.
L'Europa ha già concesso sconti all'Italia. Secondo Legambiente, Bruxelles ha già concesso all'Italia il vantaggio di calcolare la riduzione del 20% delle emissioni CO2 prendendo come base il 2005 invece del 1990, riducendo di gran lunga il taglio delle emissioni del nostro paese entro il 2020. Nel corso del 2005 il nostro paese ha riversato nell'atmosfera 588 milioni di tonnellate di CO2, pari a una crescita del 12,1% rispetto alla base del 1990. Questo trend, oltre ad essere in controtendenza, lascia presupporre con quasi matematica certezza il mancato rispetto di Kyoto da parte dell'Italia. Paradossalmente, l'obiettivo UE per il 2020 è inferiore a quello fissato (e già sottoscritto dall'Italia) nel Protocollo di Kyoto per il 2012. In base al protocollo di Kyoto, l'Italia si è già impegnata a ridurre le proprie emissioni entro 487 milioni di tonnellate entro il 2012.
I conti sui costi non tornano. Non c'è accordo nemmeno sul presunto costo economico dell'applicazione del pacchetto 20-20-20 per l'industria italiana. Secondo il governo italiano il costo è compreso tra 25-30 miliardi di euro l'anno. Per la Commissione europea si tratta invece di un costo stimato intorno agli 8 miliardi di euro l'anno. Nel calcolo italiano, secondo la UE, non sono inoltre considerati i benefici del pacchetto in termini di riduzione della spesa dell'importazione degli idrocarburi e della minore spesa necessaria per contrastare l'inquinamento. Sempre secondo la Commissione europea il pacchetto consente un guadagno netto di 600 milioni di euro l'anno.
Governo italiano bocciato su clima e ambiente. In conclusione l'Italia si sta ergendo a difesa dell'industria inquinante, come fece Bush in passato, dimenticando che senza l'ambiente nemmeno l'umanità (e quindi nemmeno l'impresa e il profitto) potrà esistere in futuro.
20081018
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