DALL'ENERGIA RINNOVABILE PIU' POSTI DI LAVORO
Ricordate il luogo comune più battuto dai media: "gli ecologisti
frenano lo sviluppo e l'occupazione con le loro energie rinnovabili!".
Quante volte abbiamo sentito questa nenia ripetuta quasi all'inverosimile?
Ebbene è stata finalmente smentita.
L'uso delle fonti energetiche rinnovabili genera un aumento di posti
di lavoro superiore a quello prodotto da un investimento analogo in fonti
energetiche di tipo tradizionale (fossile e nucleare). A dirlo non
è un'associazione ecologista bensì il centro ricerca statunitense
RAEL ("Renewable and Appropriate Energy Laboratory") dell'università
di Berkeley nel suo recente rapporto tra energia rinnovabile e occupazione.
Nel rapporto viene anche dimostrato come le regolamentazioni ambientali
non sono la causa della perdita di lavoro nel settore dell'energia tradizionale.
L'uso dell'energia rinnovabile delinea quindi vantaggi economici distribuiti:
- minore dipendenza dall'import di petrolio
(notoriamente concentrato in aree politicamente instabili)
- miglioramento della bilancia dei pagamenti verso l'estero
(minore import di greggio)
- maggiore stabilità del prezzo dell'energia elettrica
(ovvero minore rischio d'impresa e d'investimento per gli imprenditori)
- minore inquinamento e quindi miglioramento della salute di tutti
(una salute pubblica migliore consente una minore spesa pubblica)
- spinta occupazionale maggiore rispetto alla produzione di
energia tramite le vecchie fonti energetiche tradizionali.
Quest'ultimo punto è molto importante in quanto si aggiunge agli
altri già conosciuti e risponde finalmente all'esigenza di crescita
e di sviluppo di molti paesi in stagnazione economica (tra cui l'Italia).
Basti pensare al meridione italiano, dove l'installazione di centrali
basate sull'energia rinnovabile potrebbe effettivamente risollevare l'occupazione
locale. I "posti di lavori" oltre ad essere maggiori rispetto
alle produzioni tradizionali, sono anche a media qualifica ovvero accessibili
ai cittadini residenti che beneficerebbero di un reddito di lavoro senza
dover quindi vedere arrivare tecnici iper specializzati da altri luoghi
o nazioni. L'uso dell'energia rinnovabile permette di avviare un interessante
ciclo di innovazione-investimento-occupazione, una scintilla per lo
sviluppo locale per molte aree depresse. I "posti di lavoro"
sono infatti in grado di produrre effetti indotti di spesa locali e quindi
creare ulteriore occupazione. Facciamo l'esempio di una centrale nucleare,
questa porta generalmente pochi posti di lavoro ad alta qualificazione
ed impatta in minima parte sull'occupazione dei luoghi che le opitano.
Le centrali basate sull'energia rinnovabile, invece, consentono una maggiore
occupazione per ogni MegaWatt prodotto e per valore dell'investimento
ed una minore qualifica richiesta. A questo si aggiunge che il settore
delle energie rinnovabili (rispetto al nucleare) è tipicamente
finanziato da investimenti privati permettendo quindi il sorgere di vere
e proprie aziende energetiche. La nascita di un nuovo mercato. Ancora
una volta si smentisce un luogo comune e si dimostra quello che da tempo
gli economisti-ecologisti affermano: le energie rinnovabili generano molti
più posti di lavoro delle industrie energetiche tradizionali (nucleare,
termoelettriche).
Ecoage 9 luglio 2004
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