| Il recente British Association's
Festival of Science ha consentito ad un gruppo di scienziati di discutere
la possibilità di utilizzo dell'erba per finalità energetiche.
Per evitare battute di spirito iniziamo col dire che l'erba, nell'ipotesi
degli scienziati, andrebbe bruciata per produrre forza vapore e quindi
elettricità. Secondo il professor Mike Jones del Trinity College
di Dublino, la messa a coltura dell'erba sul 10% delle terre arabili consentirebbe
la copertura del 9% del fabbisogno energetico nazionale.
"If we grew Miscanthus on 10% of suitable land in Europe, then
we could generate 9% of the gross electricity production," he
told the. (BBC
6/9/2005)
Dal dibattito emerge una ben definita specie di erba, la Miscanthus,
dall'aspetto gradevole e coltivabile in Europa e Stati Uniti. Alcuni esperimenti
in Illinois condotti dal prof. Steve Long hanno già fatto registrare
risultati interessanti. Il rendimento agricolo è stato pari a 60
tonnellate per ettaro e, considerando l'elevato prezzo del petrolio, ormai
stabilmente superiore a 60$, il ricavo per ettaro sarebbe pari a 2.160
$. Un buon punto d'incontro tra mercato, redditività agricola ed
emergenza climatica. Sulla base di questi risultati sono stati avviati
studi di fattibilità per bruciare l'erba al 50% con il carbone
allo scopo di generare elettricità. Non sarebbero nemmeno necessarie
modifiche alle centrali termoelettriche esistenti.
Si tratta pertanto di un'energia sostenibile, rinnovabile e pulita
in grado di consentire effetti socio-economici importanti per il settore
agricolo. L'impatto sull'ambiente è minimo, durante la combustione
i materiali secchi di origine vegetale rilasciano in atmosfera esattamente
la stessa quantità di anidride carbonica assorbita dalla pianta
durante la crescita. Sull'effettivo bilancio ambientale delle biomasse
la comunità scientifica però si divide. Da un lato alcuni
scienziati, come Steve Long, enfatizzano il pareggio di bilancio ambientale.
Dall'altro altri esperti e scienziati osservano come il trasporto del
materiale vegetale comporti un'ulteriore rilascio di emissioni CO2 da
mettere in conto. La questione è ancora aperta ma tutti concordano
sull'affermare che le emissioni provocate dello sfruttamento delle biomasse
sono senza dubbio inferiori rispetto a quelle causate dal petrolio e dai
combustibili fossili.
La strada delle biomasse, dei biocombustibili e dei biocarburanti si
afferma sempre più come un'alternativa realistica al petrolio.
I vantaggi sono evidenti: minore dipendenza dal petrolio straniero,
minore emissioni di gas serra e sostegno alle attività e alle occupazioni
nel settore agricolo.
L'unico aspetto ancora da affrontare è l'impatto sulle
biodiversità. L'energia "verde" piace e sicuramente
si diffonderà rapidamente come fonte di reddito agricolo. L'ipotesi
di una produzione di massa potrebbe però mettere a serio rischio
la biodiversità e l'humus naturale. Attualmente non esistono validi
studi sull'impatto di un'eventuale diffusione di massa dei biocombustibili.
Ecoage 8 settembre 2005
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