Per la prima volta
il presidente Usa George W. Bush ammette l'importanza delle emissioni
di gas serra e la responsabilità dell'uomo. Secondo Bush
l'effetto serra è un problema da affrontare seriamente al prossimo
G8. Pur non manifestando alcuna intenzione di sottoscrivere Kyoto o altri
accordi similari, in quanto affosserebbero l'economia americana, il presidente
Bush riconosce finalmente sia l'esistenza del problema sia la responsabilità
dell'uomo. "I walked away from Kyoto because it would damage
America's economy" ha dichiarato il presidente Bush in un'intervista
al programma Tonight.
"Do you accept that climate change is man-made, sir?"
è la domanda posta da Trevor McDonald al presidente americano.
La risposta di Bush è decisamente schietta: "To a certain
extent it is, obviously. I mean, if fossil fuels create greenhouse gases,
we're burning fossil fuel, as is a lot of other countries. You know, look,
there was a debate over Kyoto, and I made the decision - as did a lot
of other people in this country, by the way - that the Kyoto treaty didn't
suit our needs. In other words, the Kyoto treaty would have wrecked our
economy, if I can be blunt." (fonte The Guardian).
Una franchezza decisamente apprezzabile che pone le basi per un dialogo
internazionale ma getta un pò di imbarazzo tra le folte file dei
"negazionisti", coloro che finora hanno detto di tutto per negare
l'esistenza dell'effetto serra e le responsabilità dell'uomo pur
di dare ragione alla politica americana. Ora l'ammissione di responsabilità
arriva proprio dal leader assoluto della politica americana George Bush.
La proposta alternativa degli USA è già
nota. Si basa essenzialmente sul potenziamento del ruolo dell'innovazione
tecnologica per ridurre le emissioni inquinanti. Le economie avanzate
potrebbero diversificare le proprie economie seguendo un piano comune,
specializzandosi nella produzione delle tecnologie pollution-save
per ridurre l'inquinamento e spingere l'occidente verso l'indipendenza
energetica dall'import di petrolio dall'estero. Gli Stati Uniti evidenziano
anche l'importanza dell'idrogeno: "To that end,
we're investing in a lot of hydrogen - research on hydrogen-powered automobiles.
I believe we'll be able to burn coal without emitting any greenhouse gases,
zero emissions plant." ha dichiarato George Bush nell'intervista
a Tonight.
Al summit di Gleneagles del 6-8 luglio conosceremo quale direzione prenderanno
le scelte strategiche energetico-ambientali del prossimo futuro. Il presidente
francese Jacques Chirac si dichiara fiducioso per un compromesso pragmatico
tra Kyoto e la posizione oltranzista degli Stati Uniti. Una fiducia condivisa
anche da molti osservatori internazionali, tra cui il Financial Times che
non esclude la possibilità di un accordo al G8 in cui gli Stati
Uniti si presentino come parte attiva. Nel piano USA si troverebbe, oltre
al riconoscimento che l'attività umana contribuisce al cambiamento
climatico, anche l'immediata estensione degli accordi ai paesi emergenti
come Cina e India.
Cosa aggiungere alle dichiarazioni di Bush? Forse gli ambientalisti pittoreschi
e "catastrofisti" dipinti negativamente nel romanzo di
Michael Crichton non erano poi così male. Forse avevano ragione
nell'affermare l'esistenza dell'effetto serra e motivare il rifiuto degli
Usa a Kyoto soltanto per le ragioni economiche delle lobbies industriali
americane.
Non c'è molto da aggiungere. Speriamo che le buone intenzioni
dichiarate da Bush si concretizzino in un accordo sottoscritto al G8 dei
prossimi giorni.
Altre fonti:
Corriere
della Sera
The
Guardian
a cura di Andrea Minini - Ecoage - 5 luglio 2005
|