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Teoria neoclassica e ambiente

Alla fine dell'ottocento si sviluppò il pensiero neoclassico. Vennero abbandonati molti presupposti della teoria classica ed in particolare quelli che avevano indirettamente alimentato la critica marxista.

Il centro dell'analisi si spostò sul valore dato dalla scarsità come confronto della domanda e dell'offerta di mercato. Il prezzo di equilibrio di una merce era tale da eguagliare la domanda e l'offerta. Venivano quindi eliminate le considerazioni oggettive (costo del lavoro) che tanto misero in crisi la teoria classica.

I neoclassici estesero l'analisi alle preferenze individuali ed al ruolo della tecnologia, introducendo anche importanti strumenti metodologici come il calcolo marginalista. L'attenzione si spostò quindi verso l'analisi microeconomica abbandonando l'uso delle classi sociali come linguaggio economico a favore delle figure asettiche di consumatore e di imprenditore. La teoria del mercato neoclassica mirava ad escludere qualsiasi giudizio di valore, tentando di far entrare la scienza economica nell'olimpo delle scienze ufficiali.

Introdussero la figura dell'homo oeconomicus (individuo razionale ed egoista) per lo studio dei comportamenti economici, ovvero l'osservazione delle scelte individuali tali da massimizzare la propria utilità con estrema razionalità.

Non tutto il lavoro dei classici venne rigettato. Venne ripreso il principio di Smith secondo cui il libero soddisfacimento dell'interesse individuale avrebbe complessivamente migliorato il benessere della società. In questo contesto si collocano gli studi di Pareto ed in particolare l'ottimo paretiano secondo cui l'economia tende ad un equilibrio in cui non è possibile migliorare la posizione di qualche individuo senza peggiorare quella di un altro. Il mercato avrebbe quindi portato alla migliore delle ipotesi possibili ed il ruolo dello stato e degli interventi pubblici vennero di conseguenza eliminati o giustificati solo in pochi casi.

L'interesse per l'equilibrio di mercato oscurò quasi del tutto lo studio del lungo periodo, eliminando in questo modo qualsiasi considerazione "pessimistica" (tipica invece degli studi classici).

La scarsa attenzione verso le considerazioni del lungo periodo produssero un'eccessiva fiducia verso il progresso tecnologico ed impedirono di considerare le risorse naturali come limite della crescita. Il mercato avrebbe sempre e comunque risolto le scarsità mediante le variazioni del prezzo, incentivando la ricerca (come già anticipato da J.S.Mill), gli investimenti tecnologici ed i prodotti sostitutivi. Una visione che produsse la fiducia cieca del progresso a porre soluzione anche ai problemi ambientali.

Questa visione favorì durante il novecento la costruzione di grandi scempi e per ottenere una "umanizzazione" dell'ambiente. Una fiducia eccessiva verso il progresso umano che oggi non è più considerata valida nel mondo in cui viviamo. La stessa comunità scientifica contemporanea ha già da tempo preso le distanze da questo vecchia visione ottimistica della scienza.

Va comunque detto che nel periodo storico in cui scrissero i neoclassici era ricco di stimoli positivi. Il progresso marciava con ritmi sempre più elevati mentre erano ancora lontani dal vedersi gli effetti negativi che avrebbe prodotto.

L'entusiasmo del '900 verso il progresso

Nei primi anni del novecento il mondo era visto ancora come un territorio sconfinato da conquistare. Oggi ogni angolo della terra è stato conquistato ed è abitato, la crescita della popolazione mondiale ha messo più volte in evidenza la scarsità di alcune risorse naturali (petrolio, energia, acqua ecc.) mentre il progresso non riesce più a svincolarci da questi limiti "naturali". I nostri anni sembrano quindi dare ragione alla vecchia teoria classica di Malthus e di Ricardo e negano l'ottimismo che fu alla base delle teorie neoclassiche.

In conclusione, oggi la certezza e la fiducia su cui si basava la prima teoria neoclassica è un "paradiso perduto". Il mercato non riusciva a garantire una gestione ottimale delle risorse ambientali. Gli stessi economisti neoclassici delle generazioni future si resero conto degli errori teorici ed inclusero nell'analisi anche la presenza dei fallimenti di mercato, dell'informazione imperfetta e delle diseconomie esterne.



 

 

 

 

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